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martedì 9 febbraio 2016

si avvicina l'ASSEMBLEA NAZIONALE MACCHINISTI che si terrà a Firenze il 15 FEBBRAIO prossimo su iniziativa della Rivista "Ancora in Marcia!"

 

15 FEBBRAIO, Firenze 

ASSEMBLEA NAZIONALE MACCHINISTI

promossa dalla Rivista "Ancora in Marcia!"

su :
  • privatizzazione delle ferrovie
  • pensione a 67 anni
  • orario di lavoro insopportabile
  • mancanza di sicurezza
  • assenza di democrazia sui luoghi di lavoro

LOMBARDIA : RISULTATI ELEZIONI RSU e RLS TRENORD 2016


RLS risultati elettorali voti validi 2016 
TRENORD suddiviso per Settore e per Sindacato


RISULTATI LOMBARDIA ELEZIONI RSU e RLS GRUPPO FSI (Ferrovie dello Stato Italiane, nov 2015)

RSU risultati elettorali voti validi Lombardia 2016 
Gruppo FSI suddiviso per Collegio Elettorale e per Sindacato


RLS risultati elettorali voti Lombardia 2016 
Gruppo FSI suddiviso per Collegio Elettorale e per Sindacato

RISULTATI NAZIONALI ELEZIONI RSU e RLS GRUPPO FSI (Ferrovie dello Stato Italiane, nov 2015)

 risultati elettorali voti validi 2016 
suddiviso per società del Gruppo e per Sindacato

raffronto risultati elettorali voti validi tra elezioni 2004 e 2016 

suddiviso per Sindacato

sabato 6 febbraio 2016

Tripoli bel suol d'amore...1911-1934-2016 , da Giolitti a Renzi passando per Mussolini : nuove aspirazioni neo-coloniali dei governanti italiani ???

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Tornado e reparti speciali. 

Così l’Italia prepara l’intervento anti-Isis in Libia

Prende forma la coalizione internazionale. 
Ma prima serve un governo
La condizione per un intervento in Libia per contrastare l’Isis è la nascita di un nuovo governo di unità. Sarebbero poi i libici stessi che sul modello Iraq guiderebbero un sorta di alleanza internazionale composta anche da Paesi arabi

03/02/2016
ROMA
Il pressing degli americani su Roma dura da mesi, Matteo Renzi ha già fatto sapere alla Casa Bianca che l’Italia non ha alcuna intenzione di entrare in guerra in Libia, eppure nella trattativa in corso tra gli Usa e i Paesi alleati nella coalizione anti-Isis si sta facendo strada un nuovo punto di caduta, sul quale si sta trattando ancora, ma che rappresenterebbe una svolta di portata strategica: se e quando il nuovo governo libico sarà operativo, a quel punto partirebbero le procedure per un intervento anti-Isis ma guidato, secondo il modello Iraq, dagli stessi libici e al quale si aggregherebbero unità speciali internazionali, con la partecipazione di Stati Uniti, Italia, Gran Bretagna, Olanda, Francia e, possibilmente, anche di alcuni Paesi arabi. 
LE UNITÀ SPECIALI  
Ed esattamente dentro queste unità speciali- ecco il punto di svolta - troverebbero spazio le eccellenze militari italiane: Tornado e reparti speciali di piccole dimensioni ma di forte impatto operativo. Certo, sarebbe un impegno gravoso per l’Italia e in particolare per Matteo Renzi che, pur conoscendo i vincoli politici e militari con gli Stati Uniti, negli ultimi mesi ha tenuto il punto, in questo coerente con la linea non-interventista e fondamentalmente pacifista che ha connotato la politica estera italiana nel dopoguerra. Oltretutto l’accordo è più ampio e prevede interventi mirati di varia natura ed è esattamente a questo «pacchetto» che si riferiva alcuni giorni fa il «New York Times», quando raccontava sia pure in termini generali di «un nuovo fronte» in Libia, aperto dagli americani, affiancati da inglesi, francesi e italiani. 
LA COALIZIONE  
Certo, quando ci sono di mezzo le armi, quando ci sono soldati da mandare a combattere e quando ci sono catene di comando da affinare, le trattative si prolungano sino all’ultimo minuto utile. E infatti dura da mesi e - sinché un governo non si sarà insediato in Libia - durerà ancora il negoziato tra gli Stati Uniti e i suoi alleati nella coalizione anti-Isis per decidere cosa fare in quel Paese così insidiato, ma le prime, attendibili indiscrezioni sui compromessi già raggiunti sono trapelate da sherpa di varie nazionalità, ai margini della Conferenza organizzata alla Farnesina dal ministro degli Esteri Paolo Gentiloni.  
ISIS E AL QAEDA  
Sono due i punti di partenza della vicenda. Il primo risale ad alcuni mesi fa e riguarda la presenza sul territorio libico delle milizie dello Stato islamico, tra Sirte verso i terminal petroliferi di Sidra, verso Misurata e in Tripolitania e anche di nuclei qaedisti schierati in Cireanica occidentale ma in espansione. Da mesi gli americani premono su Roma per una presenza italiana di tipo militare.  
Renzi ha sempre risposto picche, anche a prescindere dall’impegno americano, che hanno sempre escluso un proprio impegno a terra. Ma nelle trattative all’interno della coalizione e anche per effetto di diversi incontri italo-libici, è maturata una prima intesa: gli italiani potrebbero fornire personale militare per l’addestramento della polizia e dell’esercito ma anche per la protezione di obiettivi sensibili (a cominciare dagli aeroporti).  
LONDRA E ROMA LEADER  
E soprattutto partecipare ad azioni di unità speciali, di terra e di aria, agli ordini di ufficiali libici. Una coalizione con due Paesi-leader, Italia e Gran Bretagna e dentro la quale i gli altri Paesi darebbero un apporto diverso: gli americani fornirebbero droni, aerei e intelligence; i tedeschi si sono ritagliati un ruolo nell’addestramento militare, in Tunisia. I francesi si concentrerebbero sul confine sud, quello che si affaccia sul Mali dove si concentano gli interessi di Parigi. 
MODELLO IRAQ  
Naturalmente le incognite sono ancora tante. Anzitutto lo strumento giuridico-diplomatico: si immagina anche in questo caso di seguire anche in questo caso il modello Iraq, che ha “chiamato” la coalizione, bollando l’Isis come «una organizzazione terroristica globale». E se il piano principale dovesse incontrare difficoltà insormontabili, scatterebbe il piano b: raid aerei sui quartier generali terroristi. 
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Il petrolio e la crisi prossima ventura, una interessante intervista al prof.Giuseppe Sacco,Ordinario di Relazioni e Sistemi economici Internazionali (da pennabiro,it)

da http://www.pennabiro.it/
Il petrolio e la crisi prossima ventura



Ci è pervenuta una interessante intervista al prof.Giuseppe Sacco*,Ordinario di Relazioni e Sistemi economici Internazionali,sul tema del petrolio,in particolare sui motivi che stanno alla base della fortissima discesa del costo del barile.L’intervista si trova sul sito “Critique of the new century”.


Giambattista Pepi intervista Giuseppe Sacco


 – Le quotazioni del petrolio sono in caduta libera. Per la prima volta dal 2004, ha rotto la soglia psicologica dei 30 dollari. Perché declina? 
Giuseppe Sacco – Il prezzo del petrolio scende per un forte calo della domanda, dovuto soprattutto al rallentamento dell’economia cinese.
Nel 2006-08, alla crisi della domanda Usa, che aveva creato milioni di disoccupati in Cina, Pechino aveva reagito, per creare occupazione, spostando il ruolo di motore dell’economia dal settore manifatturiero orientato alle esportazioni a quello dei lavori pubblici, grande divoratore di cemento e di acciaio, per cui si richiedono enormi quantità di energia. Anni di crescita che hanno sostenuto la domanda mondiale ed i prezzi di tutte le materie prime. Oggi, la fine di questa fase – dato che l’utilità di questi investimenti è andata via via decrescendo – le spinge invece al ribasso, in primis il petrolio. Anche perché l’Arabia Saudita e gli altri produttori non hanno in alcuna modo ridotto l’offerta.
Q – Secondo le banche d’affari Morgan Stanley, Goldman Sachs e Citigroup, i prezzi potrebbero andare a 20 dollari, anche a causa del dollaro più forte e dell’offerta di shale gas, shale oil e alle estrazioni da acque profonde.
Giuseppe Sacco – E’ possibile. Con le nuove fonti di idrocarburi, i soli USA hanno quasi all’improvviso aggiunto alla produzione l’equivalente di un milione di barili di petrolio al giorno, e sono diventati esportatori. Basta pensare che nei giorni scorsi, in Louisiana, è entrato in funzione un impianto che inizialmente era stato previsto per la ri-gassificazione di gas liquefatto importato. Solo che, a metà della costruzione, si è dovuta cambiarne la destinazione facendone un impianto di liquefazione per l’esportazione.
Naturalmente, basterebbe che i Sauditi riducessero la loro produzione da 10 a 8 milioni di barili al giorno per avere benefici effetti sulle quotazioni. Ma non lo fanno, perché vogliono colpire da un lato l’industria dell shale gas proprio nel momento più delicato del suo sviluppo, e dall’altro la Russia. Non solo perché schierata sul fronte opposto nella guerra mediorientale, ma anche per mere ragioni di concorrenza. La Russia è l’unico Paese che allo stato attuale può estrarre più del regno Saudita, ad un costo di produzione, però, molto più caro. A prezzi molto bassi, il danno è per Mosca molto, ma molto, più grave che non quello subìto da Riyadh.
E non è tutto. I prezzi bassi possono far subire al petrolio russo anche un danno a lungo termine, e in parte irreversibile. I pozzi della Russia sono quasi tutti zone dove il sottosuolo è gelato in permanenza. Il petrolio fluisce comunque, perché esce caldo dalle profondità. Ma se il flusso si interrompe, gli impianti possono venire danneggiati. Mosca perciò deve continuare ad estrarre anche a prezzi stracciati, e già in passato è stato costretta a creare in superficie delle vere proprie discariche di greggio.
Oltretutto, a rendere verosimile l’ipotesi che il prezzo possa ancora scendere, c’è il fatto che, con una produzione mondiale che supera i consumi di circa due milioni di barili il giorno, non si sa più dove stoccare il petrolio in eccesso. E molte petroliere – rimaste inutilizzate per il calo dei traffici e parcheggiate in luoghi come i fiordi della Norvegia – vengono usate come serbatoi galleggianti.
Q – Quali sono le conseguenze per l’economia mondiale dall’erosione dei prezzi del petrolio? Potrebbe essere il petrolio a fare da innesco ad una crisi economica internazionale?
Giuseppe Sacco – In teoria, la caduta del prezzo del petrolio dovrebbe essere un fattore di crescita delle economie avanzate industriali, se portasse a prezzi più bassi per benzina ed elettricità. In pratica, quota 30 dollari è il segno di una crisi che è già in atto, e simile a quella del 2008.
Allora la crisi nasceva dal trasferimento verso paesi a basso costo del lavoro di moltissime attività manifatturiere, i cui prodotti venivano ri-esportati verso quegli stessi paesi dove questo trasferimento aveva distrutto milioni di posti di lavoro ben pagati. E’ vero che i bassi salari dei “nuovi operai” hanno garantito molti anni di crescita senza inflazione, ma hanno anche creato uno squilibrio che col passare del tempo si è rivelato insostenibile. Come potevano le famiglie dei “vecchi operai”, di quegli stessi che avevano perso il lavoro continuare a comprare i prodotti cinesi? Lo hanno fatto indebitandosi fino al punto da non poter più onorare le loro carte di credito e i mutui delle loro case, tanto da gettare le banche in una crisi così grave da minacciare il sistema finanziario globale.
Oggi il problema si ripropone, solo che a minacciare l’equilibrio sono le banche che hanno finanziato investimenti le cui prospettive apparivano eccellenti quando il petrolio era sopra i cento dollari. E ad esse si uniscono le banche cinesi che hanno finanziato le colossali opere pubbliche decise da Pechino per evitare la disoccupazione di massa.
Q – Quindi, allo stato attuale dei prezzi del petrolio, ci sono squilibri economici nei paesi produttori e ciò può ripercuotersi sulla crescita mondiale?
Giuseppe Sacco – Indubbiamente! E ad essere messi in crisi non sono solo i paesi produttori ex- “emergenti”. Ciò che tira già le Borse è che, soprattutto in America, molte aziende che hanno investito nei nuovi settori energetici, come il fracking, stanno fallendo e fragilizzando le banche che le hanno finanziate.
Tutto ciò si aggiunge ai problemi delle banche cinesi. Per fronteggiare la crisi culminata nel 2008, il Governo di Pechino impose allora alle banche – di proprietà statale – di finanziare qualsiasi progetto edilizio o infrastrutturale. Ora, alcuni di questi progetti – come le metropolitane o certe
ferrovie ad alta velocità – sono utilissimi, e produrranno ricchezza per decenni. Ma altri – proposti
da imprenditori improvvisati per sfruttare questa ghiotta occasione – erano campati per aria, e fanno tramare le banche.
Non c’è solo l’esempio di Ordos, nella Mongolia cinese: una città veramente bella, costruita per un milione di abitanti, che è completamente vuota. Persino nel centro di Shanghai, su Nanjing Lu, qualche lussuosissimo centro commerciale è parzialmente abbandonato, e neanche la parte utilizzata sembra produrre alcun reddito. Ma tutta la Cina è piena di cattedrali nel deserto: enormi stadi in città in cui non esiste le squadra, oppure giganteschi cantieri senza operai, dove la ruggine sui ferri che sporgono dal cemento mostra che i lavori sono interrotti da lungo tempo.
Q – La prossima crisi potrebbe muovere dall’Oriente, dalla Cina?
Giuseppe Sacco – La Cina, anche se è un paese piuttosto ben governato, fa più paura per via delle sue dimensioni. Anche un piccolo errore può avere effetti giganteschi. Ma la minaccia viene da tutti i Paesi ex-emergenti, come il Brasile, verso cui le grandi banche internazionali hanno crediti molto pericolanti. Poi c’è il rischio Russia, nel cui export il petrolio ha una quota enorme, e che per questo motivo è già fallita in passato, quando il prezzo del greggio scese a 10 dollari.
– See more at: http://www.beyondgeopolitics.com/1671-2/#sthash.e6Rv4Rsk.dpuf
* il Prof. Giuseppe SACCO è stato tra gli importanti Relatori al Convegno sul tema "Un progetto per rispondere al declino industriale,alla crisi occupazionale,all'attacco al mondo 
del lavoro" che abbiamo organizzato come Coordinamento Milanese di Solidarietà "DALLA PARTE DEI LAVORATORI" a Milano il 23 febbraio 2006.
 ATTI CONVEGNO UN PROGETTO PER USCIRE pagg 44-49 relazione Prof. Giuseppe Sacco
clicca sull'immagine qui sopra per accedere alla Relazione del Prof. Sacco


Giuseppe SACCO - Note biografiche (da http://docenti.luiss.it/gsacco/)
Nato a Napoli il 1/08/’38. Laurea in Scienze Politiche presso l’Università di Napoli nel 1961.
Curriculum
Professore Ordinario di Politica Economica Internazionale, e Professore di Movimenti di Popolazione e Relazioni Internazionali presso la Facoltà di Scienze Politiche della Luiss Guido Carli.
E’ stato Professore di Relazioni e sistemi Economici Internazionali, e di Relazioni internazionali presso la stessa Università.
In precedenza, Professore presso il “Cesare Alfieri” di Firenze, presso l’Institut d’Etudes Politiques de Paris, e presso le Università di Princeton e di San Francisco, California.
E’ Editor dello The European Journal of International Affairs. Già Capo Divisione all’Oecd di Parigi, a partire dal 1971, ha lavorato come consulente in più di 50 Paesi, sia per organizzazioni internazionali (Onu, Cee, Oecd, Banca Africana di Sviluppo, Banca Asiatica di Sviluppo) che per moltissime compagnie italiane e straniere.
È stato Executive Vice-President della Saltec-Lavalin (Rome-Montreal), General Manager della Erasmus Press (Rome-Munich-Washington).
Pubblicazioni recenti
– Petrolio e Potere Mondiale, forthcoming.
– Critica del nuovo secolo, Luiss University Press, 2005.
– Que se vayan: America Latina contesa, Sankara, Roma, 2003

venerdì 5 febbraio 2016

LOMBARDIA Le previsioni al 2016: impiego di lavoro (dati ISFOL)

da 
http://fabbisogni.isfol.it/dati/medio_termine/mediotermine_intera%20economia_2016_regioni/LOMBARDIA_settori_2011-2016.pdf


LOMBARDIA Le previsioni al 2016: impiego di lavoro 

La previsione relativa alla dinamica occupazionale che la Lombardia sperimenterà nel corso del periodo 2010-2016 1 mostra una variazione media annua negativa, pari allo 0.1 per cento, che comporterà una riduzione dei livelli occupazionali rispetto a quanto si osservava nel 2009, ma anche rispetto al 2007 (ovvero nella situazione pre-crisi). La differenza tra l’occupazione prevista al 2016 e il dato al 2009 è di circa 23 mila occupati, pari ad una diminuzione del 48.7 per cento. Come si può vedere dal grafico allegato, le contrazioni di occupazione si concentreranno nella prima parte del periodo di previsione (almeno fino al 2013), dopodiché si osserverà una ripresa dell’occupazione regionale che però sarà modesta e non permetterà di recuperare tutte le perdite cumulate. Nel 2016 il numero di occupati sarà pari a 4 milioni 625 mila.


È l’industria in senso stretto, in cui sono impiegati il 26 per cento degli occupati lombardi, il settore dove si registreranno le perdite occupazionali più consistenti nel periodo di previsione. D’altra parte, il crollo dei livelli produttivi in questo settore ha determinato un generale ridimensionamento del numero di occupati, particolarmente intenso in quelle regioni (come la Lombardia) dove più elevata è l’incidenza dell’industria sull’occupazione complessiva. La flessione prevista dell’occupazione è pari allo 0.9 per cento in media all’anno; di conseguenza, il numero di occupati è atteso ridursi di quasi 72 mila persone. Tale variazione rappresenta un ulteriore peggioramento della dinamica della forza lavoro occupata nell’industria lombarda, dal momento che già nel periodo precedente si era avuta una riduzione media annua dello 0.2 per cento. Nel complesso nel 2016 il numero di occupati scenderà a un milione 124 mila addetti




In presidio per gli studenti sospesi: “Occupare è giusto!” (dal sito ZEROINCONDOTTA,www.zic.it)

da ZEROINCONDOTTA
http://www.zic.it/in-presidio-per-gli-studenti-sospesi-occupare-e-giusto/

In presidio per gli studenti sospesi: “Occupare è giusto!”


Iniziativa all’Isart, nel primo giorno di “lavori utili” dei ragazzi sanzionati per le proteste delle scorse settimane. Cas: “L’unico modo per ottenere quello che ci spetta è la lotta quotidiana nelle scuole e in città”.
04 febbraio 2016 - 19:31

12644897_488862214631742_5568921246197705003_nOggi durante le prime giornate di “lavori utili” degli studenti sospesi per aver occupato, abbiamo fatto un presidio davanti al liceo Isart, per sostenere i nostri compagni di scuola e amici, di questo stesso liceo ma anche di tutti gli altri istituti che hanno occupato e i cui studenti hanno ricevuto sanzioni disciplinari. Occupare è giusto e soprattutto legittimo nei nostri istituti che rischiano di crollarci addosso per la mancanza di manutenzione, che non ci offrono laboratori, materiali, addirittura aule e professori mancano spesso. Una scuola che vuole costringerci con l’alternanza scuola lavoro a essere sfruttati in aziende che guadagnano sul nostro lavoro gratuito, con i presidi che esercitano un potere dispotico con ricatti e minacce a professori e studenti. Solidali con tutti e tutte gli studenti occupanti, l’unico modo per ribaltare la situazione e ottenere quello che ci spetta è la lotta quotidiana nelle nostre scuole e nella nostra città!

Cas (Collettivo Autonomo Studentesco)
***Contro ogni forma di repressione, solidarietà a tutti gli studenti colpiti da sanzioni disciplinari per l’occupazione!***
Scuola, raffica di sanzioni e 5 in condotta agli occupanti
Striscioni di solidarietà fuori dalle scuole [foto], Cas: “La nostra dignità sta anche nel combattere chi tenta di azzittirci con ‘punizioni’ e richiami”.
18 gennaio 2016 - 19:49

Contro ogni forma di repressione, solidarietà a tutti gli studenti colpiti da sanzioni disciplinari per l’occupazione!
Fermi (foto fb Cas)Vediamo come a Bologna l’inaridimento del movimento giovanile abbia portato alla conseguenza che siamo ormai l’unico collettivo studentesco che in questa città porta avanti la lotta reale nelle scuole. Da anni ci battiamo come Cas in tutte le scuole bolognesi per portare avanti momenti di mobilitazione e supportiamo ogni studente che decida di mettersi in gioco in percorsi di riappropriazione e rivendicazione di diritti. Noi siamo e saremo sempre presenti. Infatti crediamo che le vere ingiustizie siano lasciare gli studenti in scuole fatiscenti o senza i materiali e personale adeguati per poter svolgere le lezioni. Le scuole che sono state occupate riscontrano gravi problemi di edilizia scolastica e di risorse, come ad esempio soffitti pericolanti, grandi crepe sul muro, temperatura rigida nelle aule a causa della mancanza del riscaldamento e assenza di materiali e laboratori per poter svolgere validamente l’attività scolastica. E pretendiamo che le istituzioni scolastiche bolognesi si misurino sulle nostre istanze in modo serio, dall’edilizia scolastica passando per il carovita dello studente fino ad arrivare all’alternanza scuola-lavoro, che come già ribadito più volte non fa altro che sottopagare, o ancora peggio sfruttare gratuitamente il lavoro e la fatica degli studenti tramite false promesse e beceri ricatti.
In questo processo di aziendalizzazione e privatizzazione che dura anni, la “Buona Scuola” del Governo Renzi si è inserita inasprendo e peggiorando sempre di più la situazione attraverso l’utilizzo di logiche perverse di meritocrazia sbagliata e discriminante, come già abbiamo potuto vedere nel Jobs Act o nel Piano Casa, manovre atte ad “affondare” sempre di più chi ha già poco e niente. Un esempio lampante di cui si dibatte molto in questi mesi, è il nuovo ruolo che assume il preside, divenuto unico protagonista e manager vero e proprio di quella scuola-azienda cui hanno mirato di creare tutti gli ultimi governi, diventando giudice della capacità d’obbedienza dei propri docenti come evidenzia un documento dell’ANP (Associazione Nazionale Presidi) che parla di non avere più grazie alla nuova riforma le “mani legate” contro i “docenti contrastivi”, cioè coloro che dicono le loro opinioni sui metodi e sulla scuola in generale, come se pensarla diversamente fosse un difetto da smussare. Una figura che acquisisce uno strapotere totalmente squilibrato su di sé, che in mezzo a una comunità che dovrebbe essere atta a costruire un ambiente sociale, collaborativo e istruttivo toglie in pratica agli organi preesistenti negli istituti il potere esecutivo, consentendogli di mantenere, a volte, la libertà di parola.
Effetti di ciò si sono già resi manifesti in tutto il territorio italiano, infatti decine di studenti in diverse città sono stati sospesi e/o denunciati per atti che hanno una forte legittimità politica: tante occupazioni sono infatti state messe in campo per protestare contro la nuova riforma, con uno slancio ancora maggiore dell’anno precedente dopo che, nonostante le migliaia di persone che si sono mobilitate, il governo ha deciso di far votare la “Buona Scuola” con un voto di fiducia in Agosto, tagliando deliberatamente fuori tutto il mondo della formazione. L’occupazione è una pratica legittima che da anni viene proposta da noi studenti, che in essa si mettono in gioco per ricostruire e trasformare la scuola nell’ambiente autogestito, libero e aperto di cui abbiamo bisogno. Scioperare, bloccare, il proprio posto di “lavoro” è un nostro diritto, poiché è il modo più radicale per attirare l’attenzione di tutta quella schiera di politicanti e burocrati che pensano siamo solo oggetti da spostare da un luogo all’altro, senza preoccuparsi che la mancanza di risorse porta una conseguente mancanza di educazione e preparazione per noi. I presidi quindi quest’anno hanno approfittato dell’aumento ulteriore del loro stra potere, per dimostrare con atti di forza come le sanzioni disciplinari e i cinque in condotta, il loro assoluto dominio su tutto ciò che riguarda noi studenti, dall’educazione al diritto a protestare per le condizioni pessime e insostenibili dei nostri istituti. Crediamo sia importante che questi attacchi non passino indisturbatamente, per questo facciamo un appello a tutti i collaboratori scolastici, agli amministratori, ai professori stessi di creare solidarietà e reciprocità nell’ambiente che condividiamo ogni giorno: siamo tutti ricattabili e la nostra dignità sta anche nel combattere chi tenta di azzittirci con “punizioni” e richiami.
La nostra lotta quindi continuerà e sarà sempre più dura, finché non avremo risposte e soluzioni concrete ai problemi che già da anni affliggono lo studente, che sempre più dal sistema Scuola viene sminuito, sfruttato e ritenuto solo un semplice numero, come dimostrano le Invalsi.
Esprimiamo inoltre solidarietà a tutti i ragazzi e le ragazze che hanno subito la sempre più forte repressione portata avanti dai presidi e da alcuni docenti, perché con loro a lottare c’eravamo anche noi. Stamattina per ribadirlo abbiamo attaccato in varie scuole striscioni in solidarietà a tutti gli studenti e studentesse colpiti da un’ingiusta e arbitraria repressione, perché la lotta per il diritto allo studio e a ambienti scolastici adeguati, è di tutti e tutte!
Collettivo Autonomo Studentesco
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Stamattina abbiamo attaccato in varie scuole di Bologna striscioni di solidarietà con tutti gli studenti e le studentesse colpiti da sanzioni disciplinari, denunce o 5 in condotta a causa delle occupazioni, momenti di lotta intensa e radicale che sono però oggi l’unico modo per attirare l’attenzione e impossibilitare l’indifferenza di chi continua a credere di poter svendere la nostra educazione all’azienda con il progetto di alternanza scuola-lavoro più redditizio o la nostra salute lasciandoci in edifici che rischiano di crollare da un momento all’altro.
Siamo totalmente contrari all’abuso di potere che presidi e alcuni docenti hanno usato contro rivendicazioni legittime di diritti da parte di noi studenti, ci appelliamo perché la solidarietà sia comune a tutti e tutte!
Collettivo Autonomo Studentesco

Grecia, sciopero generale contro la riforma delle pensioni di Alexis Tsipras. Scontri ad Atene (da L'Huffington Post, ANSA)

da


http://www.huffingtonpost.it/2016/02/04/grecia-sciopero-generale-_n_9157780.html

Grecia, sciopero generale contro la riforma delle pensioni di Alexis Tsipras. Scontri ad Atene, giornalista ferito (FOTO)




Pubblicato: Aggiornato: 

DOCUMENTO PARLAMENTINO TAXI DEL 2 FEBBRAIO 2016 (da Taxistory, il Blog dei Tassisti)

Documento parlamentino del 2 feb 2016

DOCUMENTO PARLAMENTINO TAXI DEL 2 FEBBRAIO 2016 Il Parlamentino Taxi riunitosi a Roma in data odierna, concorda che qualora il Senato approvi anche un solo emendamento relativo alla legalizzazione del servizio Uber o similari nel Disegno di Legge sulla Concorrenza, le OO.SS. convocheranno immediatamente delle Assemblee Generali in ogni città d’Italia , in preparazione fermo nazionale della categoria Taxi. Il Parlamentino decide quindi di aggiornarsi in data 16/2/2016 a Genova per costituire un gruppo di lavoro che elabori proposte a tutela del settore Taxi come il recupero del credito di imposta e tutte le altre agevolazioni necessarie e dovute al trasporto pubblico di persone non di linea , e che ne definisca le aree di intervento. URITAXI — UTI — UNICA TAXI CGIL — SATAM CNA — CONFARTIGIANATO TAXI – TAM/ACAI – URI – UNIMPRESA — ATA CASARTIGIANI — LEGA COOPERATIVE — CLAAI TAXI – UGL