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martedì 2 agosto 2016
giovedì 3 marzo 2016
NO all’intervento militare in LIBIA !
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sabato 6 febbraio 2016
Tripoli bel suol d'amore...1911-1934-2016 , da Giolitti a Renzi passando per Mussolini : nuove aspirazioni neo-coloniali dei governanti italiani ???
*****
Tornado e reparti speciali.
Così l’Italia prepara l’intervento anti-Isis in Libia
Prende forma la coalizione internazionale.
Ma prima serve un governo
La condizione per un intervento in Libia per contrastare l’Isis è la nascita di un nuovo governo di unità. Sarebbero poi i libici stessi che sul modello Iraq guiderebbero un sorta di alleanza internazionale composta anche da Paesi arabi
03/02/2016
FABIO MARTINI
ROMA
Il pressing degli americani su Roma dura da mesi, Matteo Renzi ha già fatto sapere alla Casa Bianca che l’Italia non ha alcuna intenzione di entrare in guerra in Libia, eppure nella trattativa in corso tra gli Usa e i Paesi alleati nella coalizione anti-Isis si sta facendo strada un nuovo punto di caduta, sul quale si sta trattando ancora, ma che rappresenterebbe una svolta di portata strategica: se e quando il nuovo governo libico sarà operativo, a quel punto partirebbero le procedure per un intervento anti-Isis ma guidato, secondo il modello Iraq, dagli stessi libici e al quale si aggregherebbero unità speciali internazionali, con la partecipazione di Stati Uniti, Italia, Gran Bretagna, Olanda, Francia e, possibilmente, anche di alcuni Paesi arabi.
LE UNITÀ SPECIALI
Ed esattamente dentro queste unità speciali- ecco il punto di svolta - troverebbero spazio le eccellenze militari italiane: Tornado e reparti speciali di piccole dimensioni ma di forte impatto operativo. Certo, sarebbe un impegno gravoso per l’Italia e in particolare per Matteo Renzi che, pur conoscendo i vincoli politici e militari con gli Stati Uniti, negli ultimi mesi ha tenuto il punto, in questo coerente con la linea non-interventista e fondamentalmente pacifista che ha connotato la politica estera italiana nel dopoguerra. Oltretutto l’accordo è più ampio e prevede interventi mirati di varia natura ed è esattamente a questo «pacchetto» che si riferiva alcuni giorni fa il «New York Times», quando raccontava sia pure in termini generali di «un nuovo fronte» in Libia, aperto dagli americani, affiancati da inglesi, francesi e italiani.
LA COALIZIONE
Certo, quando ci sono di mezzo le armi, quando ci sono soldati da mandare a combattere e quando ci sono catene di comando da affinare, le trattative si prolungano sino all’ultimo minuto utile. E infatti dura da mesi e - sinché un governo non si sarà insediato in Libia - durerà ancora il negoziato tra gli Stati Uniti e i suoi alleati nella coalizione anti-Isis per decidere cosa fare in quel Paese così insidiato, ma le prime, attendibili indiscrezioni sui compromessi già raggiunti sono trapelate da sherpa di varie nazionalità, ai margini della Conferenza organizzata alla Farnesina dal ministro degli Esteri Paolo Gentiloni.
ISIS E AL QAEDA
Sono due i punti di partenza della vicenda. Il primo risale ad alcuni mesi fa e riguarda la presenza sul territorio libico delle milizie dello Stato islamico, tra Sirte verso i terminal petroliferi di Sidra, verso Misurata e in Tripolitania e anche di nuclei qaedisti schierati in Cireanica occidentale ma in espansione. Da mesi gli americani premono su Roma per una presenza italiana di tipo militare.
Renzi ha sempre risposto picche, anche a prescindere dall’impegno americano, che hanno sempre escluso un proprio impegno a terra. Ma nelle trattative all’interno della coalizione e anche per effetto di diversi incontri italo-libici, è maturata una prima intesa: gli italiani potrebbero fornire personale militare per l’addestramento della polizia e dell’esercito ma anche per la protezione di obiettivi sensibili (a cominciare dagli aeroporti).
LONDRA E ROMA LEADER
E soprattutto partecipare ad azioni di unità speciali, di terra e di aria, agli ordini di ufficiali libici. Una coalizione con due Paesi-leader, Italia e Gran Bretagna e dentro la quale i gli altri Paesi darebbero un apporto diverso: gli americani fornirebbero droni, aerei e intelligence; i tedeschi si sono ritagliati un ruolo nell’addestramento militare, in Tunisia. I francesi si concentrerebbero sul confine sud, quello che si affaccia sul Mali dove si concentano gli interessi di Parigi.
MODELLO IRAQ
Naturalmente le incognite sono ancora tante. Anzitutto lo strumento giuridico-diplomatico: si immagina anche in questo caso di seguire anche in questo caso il modello Iraq, che ha “chiamato” la coalizione, bollando l’Isis come «una organizzazione terroristica globale». E se il piano principale dovesse incontrare difficoltà insormontabili, scatterebbe il piano b: raid aerei sui quartier generali terroristi.
*****
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lunedì 29 dicembre 2014
Guidare il treno a 70 anni, ma scherziamo?. Lettera al manifesto di un macchinista ferroviere
da "iI Manifesto" del 27 dicembre 2014 la lettera di Matteo Mariani, Macchinista FS e Direttore della Rivista dei Macchinisti Italiani "Ancora in Marcia!".
Guidare il treno a 70 anni, ma scherziamo?
— Matteo Mariani, 26.12.2014
La testimonianza. Lettera al manifesto di un macchinista ferroviere
Tra qualche anno avremo macchinisti settantenni alla guida dei treni. Sembra incredibile, ma sarà così.
Fino a qualche anno fa chi guidava i treni, così come altri ferrovieri con mansioni connesse alla sicurezza e che lavorano su turni irregolari, aveva un fondo speciale presso l’Inps e la garanzia di poter andare in pensione a 58 anni.
La pensione anticipata risultava di fondamentale importanza in particolare per i macchinisti, che hanno tuttora un’aspettativa di vita di 64,5 anni, contro quella media di 82 anni della popolazione italiana.
Poi sono arrivati i vari Calderoli (che ha soppresso i fondi speciali) e Fornero, e così i ferrovieri, unica categoria in Italia, si sono trovati ad andare in pensione 9 anni più tardi in un colpo solo. Unica categoria, perché le altre che godevano di sistemi speciali sono state «armonizzate», cioè il parlamento, attraverso delle commissioni tecniche, ha valutato se persistevano condizioni di lavoro particolarmente disagiate e quindi se sussistessero ancora presupposti per mantenere un’età di pensione anticipata.
Per i ferrovieri questo non è accaduto, perché durante la trascrizione della legge che disponeva le armonizzazioni (decreto-legge n. 201/2011) qualcuno ha commesso un errore: nell’ultimo periodo dell’articolo 24, comma 18, è stata infatti utilizzata la parola «articolo» anziché «comma», e questo fatto di per sé banale ha escluso i ferrovieri dalle categorie da armonizzare.
Che si sia trattato di un errore e non di una scelta consapevole è stato ormai riconosciuto da tutte le forze politiche; ma nonostante questo sono già tre anni che i ferrovieri, in una vertenza iniziata dalla rivista storica dei macchinisti ancora In Marcia, stanno chiedendone la regolarizzazione, senza aver ottenuto fino ad oggi nessun risultato concreto.
La modifica al testo di legge è stata ed è tuttora sostenuta da tutti i membri della Commissione Lavoro della Camera, da Damiano e Gnecchi del Pd a Rizzetto, Tripiedi e Cominardi del M5S a Marcon e Airaudo di Sel, a Fedriga della Lega a Di Salvo del Gruppo Misto, ma i governi che da allora sono stati in carica l’hanno sempre respinta. La motivazione del diniego è di natura economica, quando invece persino l’Inps, consultata per un «preventivo di spesa», ha confermato che si tratta di poca cosa.
L’aspetto paradossale è però che un governo stia di fatto sostenendo che bisogna individuare una copertura finanziaria non per un provvedimento nuovo, quanto per la correzione di un errore che sempre un governo ha commesso.
I ferrovieri intanto non si sono arresi, ma continuano a chiedere la restituzione di quanto è stato loro tolto. In particolare non si possono arrendere i macchinisti, perché andare in pensione a 67 anni quando si muore a 65 è contro ogni logica, persino contro la matematica.
E di sicuro nessun macchinista si augura di morire, ormai stremato, alla guida di un treno.
Fino a qualche anno fa chi guidava i treni, così come altri ferrovieri con mansioni connesse alla sicurezza e che lavorano su turni irregolari, aveva un fondo speciale presso l’Inps e la garanzia di poter andare in pensione a 58 anni.
La pensione anticipata risultava di fondamentale importanza in particolare per i macchinisti, che hanno tuttora un’aspettativa di vita di 64,5 anni, contro quella media di 82 anni della popolazione italiana.
Poi sono arrivati i vari Calderoli (che ha soppresso i fondi speciali) e Fornero, e così i ferrovieri, unica categoria in Italia, si sono trovati ad andare in pensione 9 anni più tardi in un colpo solo. Unica categoria, perché le altre che godevano di sistemi speciali sono state «armonizzate», cioè il parlamento, attraverso delle commissioni tecniche, ha valutato se persistevano condizioni di lavoro particolarmente disagiate e quindi se sussistessero ancora presupposti per mantenere un’età di pensione anticipata.
Per i ferrovieri questo non è accaduto, perché durante la trascrizione della legge che disponeva le armonizzazioni (decreto-legge n. 201/2011) qualcuno ha commesso un errore: nell’ultimo periodo dell’articolo 24, comma 18, è stata infatti utilizzata la parola «articolo» anziché «comma», e questo fatto di per sé banale ha escluso i ferrovieri dalle categorie da armonizzare.
Che si sia trattato di un errore e non di una scelta consapevole è stato ormai riconosciuto da tutte le forze politiche; ma nonostante questo sono già tre anni che i ferrovieri, in una vertenza iniziata dalla rivista storica dei macchinisti ancora In Marcia, stanno chiedendone la regolarizzazione, senza aver ottenuto fino ad oggi nessun risultato concreto.
La modifica al testo di legge è stata ed è tuttora sostenuta da tutti i membri della Commissione Lavoro della Camera, da Damiano e Gnecchi del Pd a Rizzetto, Tripiedi e Cominardi del M5S a Marcon e Airaudo di Sel, a Fedriga della Lega a Di Salvo del Gruppo Misto, ma i governi che da allora sono stati in carica l’hanno sempre respinta. La motivazione del diniego è di natura economica, quando invece persino l’Inps, consultata per un «preventivo di spesa», ha confermato che si tratta di poca cosa.
L’aspetto paradossale è però che un governo stia di fatto sostenendo che bisogna individuare una copertura finanziaria non per un provvedimento nuovo, quanto per la correzione di un errore che sempre un governo ha commesso.
I ferrovieri intanto non si sono arresi, ma continuano a chiedere la restituzione di quanto è stato loro tolto. In particolare non si possono arrendere i macchinisti, perché andare in pensione a 67 anni quando si muore a 65 è contro ogni logica, persino contro la matematica.
E di sicuro nessun macchinista si augura di morire, ormai stremato, alla guida di un treno.
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domenica 16 novembre 2014
esondazioni Seveso, ACU-ASSOCIAZIONE CONSUMATORI UTENTI : lettera aperta a Pisapia, Maroni, Renzi, Gabrielli
ACU/ - Associazione Consumatori Utenti
Organizzazione senza
scopo di lucro
LETTERA APERTA
ACU-ASSOCIAZIONE
CONSUMATORI UTENTI
Milano, via Padre Luigi
Monti - 20/c - associazioneQassociazioneacu.orq, tei. 026615411
Zona di Esondazione del
Fiume Seveso
L'ACU CHIEDE ALLA PROTEZIONE CIVILE UN PARERE TECNICO SULLA
VICENDA
"SEVESO" E SI RISERVA DI CHIEDERE ALLA PROCURA DELLA
REPUBBLICA DI
MILANO IL SEQUESTRO DEL FIUME SEVESO
Al Sindaco dì Milano Giuliano Pisapia
Al Presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni
Al Presidente del Consiglio dei Ministri Matteo Renzi
Al Capo Dipartimento della Protezione Civile Franco Gabrielli
Egregi Amministratori,
per l'ennesima volta il
Fiume Seveso è uscito.il 12 novembre 2014, dalla sua "prigione di
cemento alla quale la
"sapienza idraulica umana" l'ha relegato per favorire la
costruzione di abitazioni
e strade.
Sulle strade corrono le
auto e da decenni spesso si spinge verso valle anche l'acqua
fangosa di un Fiume che
vuoi vedere la luce del Sole !
Sì, proprio la luce che
vorrebbero veder i ciechi.
La luce di cui Voi
Amministratori avete smarrito le lunghezze d'onda.
La luce di cui Voi
Amministratori continuate ad ignorare la propagazione.
Ci raccontate che da
decenni si devono realizzare opere "riparatone" a Nord di Milano, ma
le opposizioni
burocratiche e la mancanza di fondi lo hanno finora impedito. E' vero o no
che già nel 1954 il
Comune di Milano individuò come indispensabile la costruzione di un
canale scolmatore del
Seveso indicandone anche la portata in 30 mc/s e che già nel 1982
si era dimostrato
inadeguato ?
Sono già stati spesi
milioni di Lire e di Euro e solo nel 2014 sono già avvenute ben otto
esondazioni che hanno
provocato milioni di danni e come nel nostro caso, non meno di
cinquantamila Euro di
danni.
L'ACU-Associazione
Consumatori Utenti chiede al Capo del Dipartimento della Protezione
Civile un parere tecnico
dell'intera vicenda "Seveso" con una puntuale analisi di quanto
avvenuto già a partire
dei primi anni '50.
ACU-Associazione
Consumatori Utenti - Via Padre Luigi Monti 20/c - 20162 Milano \
Centralino 02/6615411 -
Fax 02/6425293
e-maiì:
associazione@associazioneacu.org sito web: www.associazioneacu.org
Associazione iscritta
nell'elenco nazionale Legge 281/98, D.M. 14/10/99 Gazz. Uff. n. 251 del 25/1099
e successivi
aggiornamenti, Decreto 02.12.2005 Gazz.Uff. n. 290 del 14.12.2005 D. Lgs.
06.09-2005 n. 206.
Membro CNCU-Consiglio
Nazionale dei Consumatori e degli Utenti
Socio fondatore di
CIE-Consumatori Italiani per l'Europa membro BEUC
Full member dì Consumers
International; socio di Accredia-L'Ente Italiano di Accreditamento
ACU - Associazione
Consumatori Utenti
Organizzazione senza
scopo di lucro
Ed inoltre si chiedono
agli Amministratori pubblici i conteggi relativi all'entità dei costi
indiretti di questa
situazione.
Le giornate/uomo
impegnate nelle pulizìe, riparazioni, trasporti. Ad esempio, l'AMSA sta
impiegando mezzi, acqua,
energìa, personale, organizzazione per pulire le strade.
I Vigili del Fuoco,
intervenuti ,anche nella nostra sede, per aspirare l'acqua e valutare la
sicurezza dello stabile.
Le strutture della Protezione Civile e poi la Polizia Comunale, le
Forze dell'Ordine quando
una seria politica della PREVENZIONE permetterebbe una
occupazione di qualità e
una crescita sostenibile della nostra economia.
Egregi Amministratori,
ora Vi chiediamo che cosa intendente fare o vogliamo augurarci
tutti che nel 2015,
durante l'EXPO si ripeta a Milano, quanto accaduto in questi ultimi
cinque mesi?
Ora, se non percepiamo
nulla di veramente nuovo in questi prossimi giorni ci troveremo
obbligati ad avanzare
alla Procura della Repubblica di Milano una precisa richiesta,
ovvero il SEQUESTRO DEL
FIUME SEVESO E DI TUTTE LE OPERE ANNESSE E
CONNESSE REALIZZATE
NEGLI ULTIMI CINQUANTA ANNI!
Vogliamo semplicemente
sapere chi sono i responsabili di ieri e di oggi di un disastro
permanente che
rappresenta la vergogna d'Italia. Intanto siete tutti invitati a visionare
anche presso la nostra
sede i disastri compiuti da questa incuria (vedi link di esondazione
7/8 luglio
https://www.facebook.com/media/set/?set=a.10152216222833364.1073741827.94572623
363&type=3 e 12 novembre
https://www.facebook.com/ACU,Associazione.Consumatori.Utenti/photos
stream#!/ACU.Associazione. Consumatori. Utenti/photos/pb. 94572623363. -
2207520000.1415971408./10152467722568364/?tvpe=3&theater
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lunedì 22 settembre 2014
LA MELA AVVELENATA DI RENZI : Dietro la “buona scuola”, dietro un ricatto inaccettabile...
“Manifesto dei 500”
La mela avvelenata
di Renzi
Dietro la “buona scuola”, dietro un ricatto inaccettabile
Domande e risposte
Per chi vuole difendere
la scuola pubblica e nello stesso tempo battersi per l’effettiva assunzione di tutti
i precari e/o vincitori idonei dei concorsi
Il linguaggio ammiccante,
l’abbondare di slogan, luoghi comuni e frasi fatte che riempiono le 136 pagine del
Piano scuola di Renzi e si confondono con l’annuncio di 150mila assunzioni rischiano
di far dimenticare quali sono le fondamenta e i principi della scuola pubblica.
Naturalmente, ciò è funzionale
all’attacco che si vuol portare. Per questo, per non cadere in questa trappola,
prima di entrare nel dettaglio del Piano è fondamentale tornare sui principi che
stanno alla base della scuola pubblica statale.
1) Su
che cosa si fonda la scuola pubblica?
2) Che
cosa permette la realizzazione di questi punti?
3)
Che cosa succede se questi punti
non vengono rispettati?
4)
E per la libertà d’insegnamento?
5)
Quali sono le condizioni di esistenza
della libertà d’insegnamento?
6)
Che cosa rimette in causa questa
libertà?
7) …
martedì 19 agosto 2014
I Media enfatizzano le riforme strutturali, ma……
I Media enfatizzano le riforme strutturali, ma……
Dopo le parole di Mario Draghi che ha sottolineato "i
Paesi che hanno fatto programmi convincenti di riforma strutturale stanno 
Il sole 24 ore il giornale che ormai <sembra
indiscusso> scrive di un «miracolo» di Spagna e Portogallo (.) Assieme
alla Grecia che vede la fine della recessione sono la periferia del
Sud che si prendono la rivincita sull'Europa del Nord dopo aver rischiato il
default e aver accettato con i prestiti internazionali anche le intromissioni
della troika Ue-Bce-Fmi in casa propria(.).
Tradotto: lavorare meno, lavorare tutti: loro,gli
spagnoli,ci sono riusciti, grazie alle riforme ?
Ebbene la vera morale della favola qual è?
Che se dall'inizio della crisi sono diminuite le ore
lavorate, ma ogni lavoratore lavora più o meno le stesse ore, allora ci sono
molti meno lavoratori occupati.
Quindi il segreto della produttività spagnola non è
lavorare meglio e meno, lavorare tutti ! È’ lavorare pochi, lavorare molto.
Chissà quanti straordinari non retribuiti ci sono in quel bell'aumento della
produttività, che non è un aumento del numeratore (il prodotto), ma una
diminuzione del denominatore (le ore lavorate, e quindi gli occupati, a parità
di orario).
Certo anche la Grecia, il primo mese del 2014 torna ad
un surplus positivo pari allo 0.7% del suo pil. Ma i risultati ovviamente non
sono quelli sperati per la popolazione, perchè’ magari per i vari organismi
internazionali, la disoccupazione puo’ essere un valido esempio per recuperare
gap di competitivita’ per salvare il sistema economico a picco e
non i cittadini.Questo perchè’, la disoccupazione ha il potere di svalutare il lavoro, ovvero tra la prospettiva di essere senza lavoro oppure accettare un salario tagliato per recuperare quella competitività’ il lavoratore accetterà’ l‘ultima soluzione, pur di mantenere il suo impiego. E infatti la quota del salario minimo greco dal 2012 ad oggi e’ crollato di quasi 200 euro. Quindi con salari piu’ bassi e disoccupati che consumeranno ancora di meno, le importazioni caleranno e per “magia” il saldo tra le esportazioni ed importazioni di beni e servizi torneranno perfino in positivo. Nel giugno 2010, 300 economisti firmarono e divulgarono un documento,rimasto inascoltato dai membri del
Parlamento europeo e del Governo italiano in cui sostenevano <La
gravissima crisi economica globale, e la connessa crisi della zona euro, non si
risolveranno attraverso tagli ai salari, alle pensioni, allo Stato sociale,
all’istruzione, alla ricerca, alla cultura e ai servizi pubblici essenziali, né
attraverso un aumento diretto o indiretto dei carichi fiscali sul lavoro e
sulle fasce sociali più deboli.>La politica,come sappiamo, ha perseverato per la sua strada; sono anni ormai che in molti stati si applicano le stesse riforme che non funzionano e adesso per qualche decimale di PIL in più tra l’altro con parametri discutibili cercano di convincerci che occorrono altre riforme. A questo punto sembra che le tante riforme già fatte per trasformare dando forma diversa e migliore alle leggi sono servite ad altro nel circuito economico, quelle ancora da farsi sempre a larga intesa, forse serviranno soltanto a esonerare quanto più possibile i cittadini dalla Res-Pubblica !
19.08.2014 Carmine Curcio, Macchinista FS
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