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lunedì 25 gennaio 2016

ASST VALLE OLONA (Ospedali Gallarate/Busto Arsizio): NON CI RESTA CHE PIANGERE, ADL non intende offendere nessuno, ma…


ASST VALLE OLONA (Ospedali Gallarate/Busto Arsizio)
NON CI RESTA CHE PIANGERE
ADL non intende offendere nessuno, ma….

Vorremmo evitare un battibecco da “comari” per il rispetto verso chi legge ma ci
sembra doveroso approfondire alcuni aspetti della vicenda che riteniamo non
sufficientemente chiariti.

Quello che avevamo intenzione di dire nel nostro precedente comunicato non era
una questione numerica, su quale maggioranza ha votato, ma semplicemente dire
che è stato approvato un regolamento di funzionamento della RSU che riteniamo
antidemocratico per i motivi che avevamo già elencato, ma che riteniamo
opportuno riportare:

la NON sostituzione dei delegati RSU che si dimettono o sono collocati a riposo
(non solo non è legale ma sconvolgerebbe gli equilibri della RSU);
una delegazione trattante (chi va in trattativa) di solo 13 delegati RSU su 54,
mentre ADL ha proposto l'uguaglianza di tutti i delegati;
–la convocazione della RSU almeno 3 volte l'anno (come si fa altrimenti a discutere
i numerosi problemi degli ospedali?);
la delegazione trattante ha il potere decisorio su preintese e accordi se il peso
specifico dei componenti raggiunga il 51% (significa che una decisione urgente può
essere presa da 7 delegati RSU su un totale di 54 RSU);
i coordinatori hanno diritto al 20% delle ore sindacali.

Per eccesso di precisione ci teniamo a esplicitare, per l’ennesima volta, che,
approvare un accordo, anche se urgente, votando in 7 (dicasi sette) RSU su 54
RSU eletti dai lavoratori, non ci sembra molto democratico, indipendente da chi lo
decide, vogliamo parlare di rispetto dei lavoratori?

Per quanto riguarda l’eredita “pesante” dell’attività delle RSU dell’Ospedale di
Gallarate, è vero, molte cose non sono state fatte, ma come già detto, ADL poteva
vantare 2 delegati su 24 e per tanti anni ha dovuto sottostare alla maggioranza
delle RSU. Ci sembra superfluo ricordare quali fossero le sigle delle OS che
componevano la maggioranza dell’Ospedale di Gallarate, cui devono essere
accollati onori (pochi) e oneri (tanti).

Per finire riteniamo che metterla sul “personale” sia poco etico oltre che
decisamente poco professionale per chi rappresenta un sindacato di dimensioni
nazionali, ma se si vuole procedere su questa strada ADL, come già dimostrato,
non si tira indietro, saranno i lavoratori a valutare chi opera nel loro interesse.

ADL Varese – Sindacato di Base

sabato 28 febbraio 2015

DOMENICA 1° MARZO, DALLE ORE 10.00 ALLE 12.00 PRESIDIO DAVANTI ALL’INGRESSO DELL’OSPEDALE SAN CARLO, REPARTO PEDIATRICO : UNA SITUAZIONE INACCETTABILE PER I NOSTRI BAMBINI !

UNA SITUAZIONE INACCETTABILE PER I NOSTRI BAMBINI !
Avete mai visto il reparto pediatrico del San Carlo al 2° piano dell’ospedale? Bene, andatelo a vedere e non spaventatevi (ma indignatevi): derivazioni elettriche scoperchiate “ad altezza di bambino che gioca”, correnti gelide che penetrano da infissi e finestre rotte, infiltrazioni d’acqua sulle pareti scrostate e sulle prese elettriche, bagni e docce insufficienti e comunque disastrati.
E altrettanto pieno di rischi e disagi è il pronto soccorso pediatrico nella palazzina del DEA.
Eppure già anni fa il dirigente del reparto, dott. Alberto Podestà, giustamente diceva: “E’ necessario prendersi cura del bambino… l’ambiente ospedaliero deve essere all’altezza, nel rispetto dei diritti, tenendo conto dei bisogni affettivi, emotivi, culturali”.   Ma la Direzione strategica del San Carlo lo sa?

DA QUANTO DURA QUESTA SITUAZIONE?
Già dal luglio 2009 si era decisa la costruzione di un nuovo reparto pediatrico al 2° piano del settore A. Camere singole o doppie con bagno, spazi per i famigliari e per i giochi, un reparto per l’isolamento, ecc. Inizio previsto per il gennaio 2010 e apertura entro 6 mesi. Previsti 3 miliardi di spesa ma con la solita gara al ribasso: la ditta costruttrice accettava un ribasso del 34%. Quali garanzie si potevano avere? E infatti, ritardi vari, errori di progettazione che non tenevano conto della dislocazione delle linee dei gas medicali che dovettero essere spostate, necessità di bonifica dall’amianto ecc. hanno portato a ingenti aumenti di spesa e neppure la donazione di 132.000 euro per comperare i mobili è riuscita a far concludere i lavori.
Dopo 1860 giorni, cioè dopo oltre 5 anni, il reparto è ancora chiuso e i bimbi restano nelle condizioni che abbiamo descritto!

OCCORRE APRIRE IMMEDIATAMENTE IL NUOVO REPARTO
Ma nessuno sa se questo sarà possibile a breve. E comunque non lo sarà se non ci sarà una forte iniziativa dei genitori degli ospiti, delle istituzioni e della popolazione del quartiere.

PURTROPPO TUTTO IL SAN CARLO E’ IN PROGRESSIVO DISAGIO
I lavori che vengono qua e là effettuati sono spesso di pura conservazione, o imposti dai pompieri perché necessari a ovviare pericoli incombenti. E le prospettive sono più che mai inquietanti. Si parla della ristrutturazione di sei piani dell’edificio con l’abbandono (ai topi!?) dei tre superiori, della riduzione a solo 400 del numero dei letti (dai 1200 originari), della avvenuta chiusura degli ambulatori di otorino e di audiometria, della perdita almeno parziale dell’autonomia in quanto il San Carlo diventerebbe dipendenza del San Paolo, ecc.

LA SANITA' PUBBLICA  E’ ORMAI UN LUSSO PERMESSO A POCHI?
In Lombardia come altrove: dobbiamo ricordare il continuo taglio delle dotazioni, la chiusura di reparti in molti ospedali, i tagli ai servizi sul territorio (ai Sert, per esempio), alle strutture dei Pronto Soccorso ormai al collasso, alle piante organiche del personale non rispettate, la soppressione del  “Soccorso Rosa” : è proprio di questi giorni la notizia che al San Carlo si vuole chiudere il  Servizio che si occupa delle donne vittime di maltrattamenti e violenze ecc.
Per avviare a soluzione la drammatica situazione della pediatria al San Carlo, per gli altri temi della Sanità è indispensabile la partecipazione dei cittadini: occorre denunciare lo stato delle cose e imporre il superamento dell’incapacità della Direzione, della rapacità di molti interessati, delle pericolose intenzioni della Regione.

Per tutto questo vi invitiamo al presidio che si terrà
DOMENICA 1° MARZO, DALLE ORE 10.OO ALLE 12
DAVANTI ALL’INGRESSO DELL’OSPEDALE SAN CARLO
Coordinamento lavoratori utenti della sanità

martedì 6 gennaio 2015

ISTITUTO NAZIONALE DEI TUMORI MILANO: PERICOLO CHIUSURA ANCHE DEL REPARTO DI GINECOLOGIA. Lo denunciano USB e NURSIND

ISTITUTO NAZIONALE DEI TUMORI MILANO: PERICOLO CHIUSURA ANCHE DEL REPARTO DI GINECOLOGIA


Milano – lunedì, 29 dicembre 2014
Lo denunciano USB e NURSIND: il reparto di Ginecologia dell’Istituto nazionale dei tumori di Milano è in pericolo chiusura. Sono i numeri che lo confermano: negli ultimi 36 mesi hanno se ne sono andati 18 medici, altri 4-5 se ne andranno tra poco; negli ultimi due anni il tasso di occupazione/anno dei posti letto è stato del 50 per cento, quello della sala operatoria di 2,2 interventi al giorno nel periodo settembre-dicembre. Se continua così, dopo il reparto di Radioterapia, anche Ginecologia è a rischio chiusura. Si conferma quello che USB e NURSIND hanno denunciato da tempo: l’Istituto dei tumori è in via di smantellamento. Un fatto gravissimo non solo per chi ci lavora ma anche e per quei pazienti che ripongono in questo ospedale fiducia e speranza. Tutto questo tra silenzi e complicità di primari, direzione sanitaria, direzione scientifica.
la denuncia inviata oggi da USB e NURSIND a responsabili dell’Istituto, ad autorità competenti regionali, ai lavoratori:
okAllarme_Ginecologia_1__1_.pdf okAllarme Ginecologia 1 1 ( 304 K, pdf, 29.12.14)

http://lombardia.usb.it/index.php?id=85&tx_ttnews[tt_news]=80431&cHash=645a562491&MP=73-255


sabato 20 dicembre 2014

LUNEDI' 22 dicembre 2014 PRESIDIO PER TUTTA LA GIORNATA A PARTIRE DALLE ORE 7,00 ALL'OSPEDALE GAETANO PINI PIAZZA A. CARDINAL FERRARI 1. Cambio d'appalto, subentrano 3 coop. TAGLIATI I FONDI ALL’ISTITUTO ORTOPEDICO “GAETANO PINI” DI MILANO CHE I LAVORATORI AVEVANO OTTENUTO CON LA LOTTA DEL 2013.


Cambio d'appalto all'ospedale Gaetano Pini, la cooperativa Co.lo.coop viene estromessa dall'appalto ed in sua vece subentrano, con una suddivisione che sarà all'incirca questa:   

Italia Servizi Integrati ----  Sala Operatoria ed aree comuni portierato e facchinaggio
Coopservice ---------------- Reparti – servizio pasti, pulizie e raccolta rifiuti
Team Service -------------- Rimane alle cucine.
La novità è costituita dall'ulteriore taglio delle ore dell'appalto del 15% dopo il 10% dell'anno scorso in quanto l'estensione contrattuale che era stata conquistata dai lavoratori dopo una dura lotta nell'autunno del 2013 è improvvisamente sparita dall'appalto dopo essere stata confermata dall'ospedale nell'indizione della gara.La Regione Lombardia, interpellata in proposito ci ha confermato lo stanziamento previsto per tutta la durata dell'appalto.
Chi gioca all'interno dell'ospedale sulla pelle dei lavoratori, che già oggi hanno salari da fame e che, infischiandosene delle conseguenze negative sul servizio e sui pazienti spinge i lavoratori con le spalle al muro?
A cosa porterà tutto questo?
La CUB DICE : ”NO!”
Non possiamo accettare che siano i lavoratori a pagare il prezzo della “mal gestione” del denaro pubblico, non possiamo permettere che ai lavoratori della Co.lo.coop   venga  decurtato il salario (già assurdamente misero) ancora di più.
La Lombardia è tra le regioni più ricche d’Europa: come viene gestita la ricchezza da essa prodotta? Dove sono i nostri soldi?
La Cub insieme ai lavoratori si mobilita ad oltranza per cambiare questa situazione!! Protesta anche tu insieme a noi.

Milano 16 12 2014

FLAICA-CUB - Federazione Lavoratori Agro-Industria Commercio e Affini Uniti
Confederazione Unitaria di Base

domenica 14 dicembre 2014

incontro di Milano del 10 dicembre : costituita la Rete per il Diritto alla Salute di Milano e Lombardia

MOZIONE

 L’Assemblea di operatori/trici e rappresentanti di associazioni, movimenti e comitati che operano nella Regione sui temi della salute e della sanità, riunita il 10 dicembre 2014, ha discusso e approfondito il documento: “Per la difesa e affermazione del diritto alla salute”, considerando come in questa fase il Servizio Sanitario Nazionale sia gravemente compromesso e debba essere difeso con determinazione nei suoi valori fondamentali.

E ha deciso quanto segue:
a)    di costituire la Rete PER IL DIRITTO ALLA SALUTE di Milano e Lombardia;
b)   di adottare il documento “Per la difesa e affermazione del diritto alla salute” come base per una discussione programmatica che possa proporre vere alternative funzionali per una Sanità orientata alla prevenzione e liberata dal profitto;
c)    di adottare i 12 punti finali di quel documento come base operativa per il prossimo periodo attribuendo particolare attenzione alla salute della donna (difesa della 194 e contro la legge 40); alla eliminazione dell’amianto; alla richiesta al sindaco di ogni comune del “referto epidemiologico” (cioè la stato di salute e malattia della popolazione del comune); alla condizione degli anziani cronici e disabili;  allo  stato critico delle strutture ospedaliere di cui il San Carlo di Milano rappresenta un esempio di particolare gravità;
d)   alle indicazioni che ne derivano,   la Rete   ispirerà le proprie azioni, fatte salve le iniziative specifiche che ciascuno dei suoi componenti singoli o adotterà in relazione al proprio particolare ambito di intervento e alle quali la Rete porterà il contributo di una solidarietà comune..
        Decide inoltre:
e)    di rivolgere un appello unitario ad altri comitati e soggetti, compresi quelli dei cittadini utenti, per trovare forme di iniziativa e di discussione comuni;
f)     di dar vita a uno strumento informatico di collegamento e di discussione;
g)    di darsi un momento stabile di discussione -orientativamente mensile- che si terrà nella sede sindacale alla Stazione Centrale di Milano.
Milano 10 dicembre 2014


martedì 9 dicembre 2014

PER LA DIFESA E AFFERMAZIONE DEL DIRITTO ALLA SALUTE: INCONTRO A MILANO MERCOLEDÌ 10 DICEMBRE DALLE ORE 17.00 ALLE ORE 20.00 promosso da Rete per la Salute di Milano e Lombardia


PER LA DIFESA E AFFERMAZIONE DEL 
DIRITTO ALLA SALUTE
UN TESTO DI ANALISI E PROPOSTE 

La situazione strutturale del comparto della sanità è oggi caratterizzata da una formidabile messa in discussione del diritto alla salute garantito dalla Costituzione (art. 3, 32 e 41 Cost.): un sistema (SSN) pubblico, universale, gratuito, finanziato dalla fiscalità generale, ugualitario, comprensivo di prevenzione e riabilitazione.
Tale diritto è indebolito dal sistema corruttivo e clientelare, dalla forza delle corporazioni mediche, dalle riduzioni di personale, dalla debolezza dei contratti e dal loro mancato rinnovo. Hanno operato in questo senso l’introduzione dei ticket, l’invadenza partitica e la corruzione, l’approvazione del nuovo titolo V della costituzione (2001) che affida la Sanità alle Regioni, la scelta dell’aziendalizzazione che comporta una sanità fondata su logiche di bilancio, la  progressiva esternalizzazione dei servizi, l’introduzione della libera professione intramoenia,  il blocco del turn over con le conseguenze sulle condizioni di lavoro, gli interventi di limitazione di bilancio e la Spending review.
Ora però il diritto stesso è messo in discussione dalle scelte e decisioni economiche del sistema – nello specifico dalle oligarchie capitalistiche che lo reggono a livello mondiale ed europeo.  La crisi economica mondiale ha infatti orientato i possessori di capitali esuberanti a ricercare, in Italia come altrove, nuove occasioni di lucro nei servizi e nella Sanità privata sostenuta peraltro con il denaro pubblico.
Le proposte dei “nuovi” trattati: il TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership)  e il TISA (Trade in Service Agreement), piegano i servizi, le strutture e quant’altro alle necessità di profitto dei produttori di beni e servizi. Non è da oggi che questo avviene, ma ora viene formalizzato fino a togliere i diritti rimasti e la possibilità di difenderli.
Il PATTO PER LA SALUTE (accordo Stato-Regioni del 2014) ne è un’espressione concreta. In esso si stabilisce il livello di finanziamento per i prossimi 3 anni per il Servizio Sanitario Nazionale – comunque passibile di ulteriore riduzione se le “esigenze di bilancio” lo determineranno – penalizzando le categorie più deboli: anziani cronici, malati mentali (adulti ed età evolutiva), disabili, minori, tossicodipendenti (art. 6 del Patto).
A questo stato di cose risulta difficile contrapporsi: l’attuale sistema medico-industriale è molto potente. E’ in grado non solo di influenzare le scelte delle oligarchie dominanti (economiche e politiche), ma è parte delle stesse. Le contraddizioni, peraltro secondarie rispetto alla ricerca di profitto, non mancano, ma non è semplice inserirsi per acuirle.
Le forze “di classe” in campo non sono nelle condizioni attuali in grado di contrastare in modo radicale tale sistema, anche se vi è un variegato movimento di lotta per la salute che però è molto frammentato e, salvo eccezioni, non pensa sia necessario unirsi per contrapporsi, per articolare la difesa. Anche perché non vi è unanimità di vedute.
E’ possibile ed è doveroso, quindi, organizzarsi per ottenere in primo luogo risultati parziali e, da questi, risalire ad un livello di coscienza più generale che induca le organizzazioni che si rifanno al “movimento” ad unirsi e maturare la stessa comprensione e la stessa teoria.
COSTITUIRE UNA RETE PER LA SALUTE. L’analisi della realtà ci dice che se in questo momento non è possibile costituire un movimento unitario, è forse possibile avere una relazione fra pari, stabilire obiettivi comuni e condivisi e operare con adeguate forme di lotta, per raggiungerli. Per costruire questa rete occorre stabilire delle regole, degli incontri periodici, dei temi comuni, dai quali fare discendere le iniziative e le lotte e per quanto possibile coordinarle.
Il punto di partenza è la concezione del diritto alla salute, piuttosto che quella, più limitata, del diritto alla sanità. Salute è la condizione di benessere fisico e psichico ma anche il nostro diritto di rimanere sani, di non venire avvelenati dall’inquinamento, e in genere di  ottenere la garanzia della prevenzione primaria, ecc. Sanità è l’insieme delle funzioni, delle strutture, delle procedure, e delle persone che hanno il compito di tutelare la salute. Sanità è solo una parte del diritto alla salute: contano di più il reddito, l’istruzione, il lavoro e le sue condizioni, la condizione ambientale, la situazione abitativa e quella culturale. 
Difficile agire su tutto, ma è possibile scegliere temi ed iniziative di lotta legate al proprio territorio e ambiente. Occorre poi riflettere e opporsi alla sanità che contrasta con la salute: l’espansione continua di strutture, strumenti, prestazioni non giustificate, nuovi ospedali imposti dalla ricerca del profitto, tecnologie presunte più evolute, nuovi farmaci copia dei precedenti e non sufficientemente testati, prestazioni poco utili e addirittura dannose.  Un altro nodo è quello di considerare secondari gli interventi sanitari e socio sanitari a favore di categorie che sono poco remunerative. Da qui la forza che assumono le compagnie di assicurazione e la necessità, espressa di nuovo dal patto per la Salute, ma già praticata, anche da diversi sindacati, di contrarre polizze di sanità integrativa.

devono essere messe in discussione tutte le forme che si dirigono verso la mercificazione della sanità e di conseguenza della salute:
·           no al finanziamento a prestazione (drg e creg),
·           no alla libera professione intramoenia,
·           no alla sanità integrativa,
·           no alla trasformazione della sanità in assistenza.
·       no alla monetizzazione della salute (e della sanità): i ticket, le rette delle rsa/rsd, i voucher ma ripristinare i servizi domiciliari.
la sanità deve essere pubblica, universale e gratuita 
(pagata dalla fiscalità generale)
Restringendo il campo territoriale, limitandoci a Milano e Lombardia, si dovrebbe discutere di una piattaforma della nascente rete-movimento, entrando nel merito e definendo modalità e tempi, per cui occorre:
1.   come per la scuola, difendere il servizio pubblico e  pretendere che mantenga i necessari livelli di funzionalità;
2.    organizzare incontri tematici tra Comitati e soggetti membri della rete e con chiunque altro per fare crescere una cultura comune su sanità e salute;
3.      opporsi alla chiusura/ridimensionamento degli ospedali e dei servizi territoriali, in particolare: Ospedale San Carlo, San Paolo, SERT, Consultori, SPRESAL  ecc.;
4.        contrastare il taglio di posti letto (oltre 7000 posti persi in 3 anni e 45.000 dal 2000 al 2009);
5.        denunciare le forme di privatizzazione dirette e indirette;
6.  opporsi specie alle “dimissioni selvagge” dagli ospedali delle persone malate croniche e non autosufficienti;
7.       contrastare speculazioni come la costruzione della Città della Salute ;
8.       rivendicare il diritto all’interruzione volontaria di gravidanza (IVG) per le donne che ne hanno necessità, e contrastare ogni ostacolo a contraccezione, aborto e maternità assistita, compreso l’uso fazioso dell’obiezione di coscienza;
9.      opporsi all’esautoramento delle funzioni di controllo dei Servizi di Prevenzione e sostenere strumenti di controllo di base specialmente per quanto riguarda la salute nei Luoghi di Lavoro;
10.  contrastare ogni peggioramento dei contratti, ogni attacco alle condizioni di lavoro del personale e garantirne la protezione nelle emergenze (es. la  pandemia dell’Ebola);
11.    combattere le esternalizzazioni.
12. garantire l’applicazione delle leggi che devono assicurare un piano di bonifica e risanamento dall’amianto, in particolare di scuole ed edifici pubblici e il sostegno alle vittime e ai familiari.

TAGLI ALLA SANITA' PUBBLICA




venerdì 5 dicembre 2014

PER LA DIFESA E AFFERMAZIONE DEL DIRITTO ALLA SALUTE: INCONTRO A MILANO MERCOLEDÌ 10 DICEMBRE DALLE ORE 17.00 ALLE ORE 20.00 promosso da Rete per la Salute di Milano e Lombardia


Ospedale di Gallarate : Appalti, dieci anni di monopolio (da La Prealpina.it)

Appalti, dieci anni di monopolio

Gallarate - Da dieci anni gli appalti ospedalieri delSant’Antonio Abate finivano sempre e solo a un’unica società. Ossia la Prima Vera Spa, riconducibile a Domenico Catanese, uomo d’affari molto vicino all’ex presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni. L'azienda nel 2012 finì al centro dell’attenzione perché ricompresa nel giro di imprenditori della vecchia galassia del Pirellone. E destò immenso stupore perché nel giro di tre anni fece incetta di commesse in mezza Lombardia, passando da 26milioni a 76milioni di ricavi grazie all’erogazione di servizi privati per ospedali pubblici, ossia attraverso la gestione di impianti tecnologici, dal riscaldamento alle apparecchiature biomedicali. L’inchiesta del pm bustese Luigi Furno, che coordina la guardia di finanza di Gallarate, si sta quindi allargando a macchia d’olio (un ramo dei Catanese è quello della Cogep, nota nell’ambito dell’indagine Oil for Food). I presupposti su cui muove sono
chiari: una sospetta lievitazione dei prezzi di macchinari da manutenzionare (più valore hanno, maggiore e più costosa dev’essere la procedura di mantenimento e di buon funzionamento) e la cura di attrezzature che ormai non esistevano nemmeno più. Mercoledì le 
fiamme gialle hanno perquisito anche la società per azioni milanese e ascoltato l’ingegnere che si è sempre interfacciato con i responsabili del settore tecnico del Sant’Antonio Abate, le cui dichiarazioni sono top secret.
prealpina.it

lunedì 1 dicembre 2014

Rete per la Salute Milano – MERCOLEDÌ 10 DICEMBRE DALLE ORE 17.00 ALLE 20.00 : PER LA DIFESA E AFFERMAZIONE DEL DIRITTO ALLA SALUTE

PER LA DIFESA E AFFERMAZIONE DEL DIRITTO ALLA SALUTE
UN TESTO DI ANALISI E PROPOSTE

La situazione strutturale del comparto della sanità è oggi caratterizzata da una formidabile messa in discussione del diritto alla salute garantito dalla Costituzione (art. 3, 32 e 41 Cost.): un sistema (SSN) pubblico, universale, gratuito, finanziato dalla fiscalità generale, ugualitario, comprensivo di prevenzione e riabilitazione.
Tale diritto è indebolito dal sistema corruttivo e clientelare, dalla forza delle corporazioni mediche, dalle riduzioni di personale, dalla debolezza dei contratti e dal loro mancato rinnovo. Hanno operato in questo senso l’introduzione dei ticket, l’invadenza partitica e la corruzione, l’approvazione del nuovo titolo V della costituzione (2001) che affida la Sanità alle Regioni, la scelta dell’aziendalizzazione che comporta una sanità fondata su logiche di bilancio, la  progressiva esternalizzazione dei servizi, l’introduzione della libera professione intramoenia,  il blocco del turn over con le conseguenze sulle condizioni di lavoro, gli interventi di limitazione di bilancio e la Spending review.
Ora però il diritto stesso è messo in discussione dalle scelte e decisioni economiche del sistema – nello specifico dalle oligarchie capitalistiche che lo reggono a livello mondiale ed europeo.  La crisi economica mondiale ha infatti orientato i possessori di capitali esuberanti a ricercare, in Italia come altrove, nuove occasioni di lucro nei servizi e nella Sanità privata sostenuta peraltro con il denaro pubblico.
Le proposte dei “nuovi” trattati: il TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership)  e il TISA (Trade in Service Agreement), piegano i servizi, le strutture e quant’altro alle necessità di profitto dei produttori di beni e servizi. Non è da oggi che questo avviene, ma ora viene formalizzato fino a togliere i diritti rimasti e la possibilità di difenderli.
Il PATTO PER LA SALUTE (accordo Stato-Regioni del 2014) ne è un’espressione concreta. In esso si stabilisce il livello di finanziamento per i prossimi 3 anni per il Servizio Sanitario Nazionale – comunque passibile di ulteriore riduzione se le “esigenze di bilancio” lo determineranno – penalizzando le categorie più deboli: anziani cronici, malati mentali (adulti ed età evolutiva), disabili, minori, tossicodipendenti (art. 6 del Patto).
A questo stato di cose risulta difficile contrapporsi: l’attuale sistema medico-industriale è molto potente. E’ in grado non solo di influenzare le scelte delle oligarchie dominanti (economiche e politiche), ma è parte delle stesse. Le contraddizioni, peraltro secondarie rispetto alla ricerca di profitto, non mancano, ma non è semplice inserirsi per acuirle.
Le forze “di classe” in campo non sono nelle condizioni attuali in grado di contrastare in modo radicale tale sistema, anche se vi è un variegato movimento di lotta per la salute che però è molto frammentato e, salvo eccezioni, non pensa sia necessario unirsi per contrapporsi, per articolare la difesa. Anche perché non vi è unanimità di vedute.
E’ possibile ed è doveroso, quindi, organizzarsi per ottenere in primo luogo risultati parziali e, da questi, risalire ad un livello di coscienza più generale che induca le organizzazioni che si rifanno al “movimento” ad unirsi e maturare la stessa comprensione e la stessa teoria.
COSTITUIRE UNA RETE PER LA SALUTE. L’analisi della realtà ci dice che se in questo momento non è possibile costituire un movimento unitario, è forse possibile avere una relazione fra pari, stabilire obiettivi comuni e condivisi e operare con adeguate forme di lotta, per raggiungerli. Per costruire questa rete occorre stabilire delle regole, degli incontri periodici, dei temi comuni, dai quali fare discendere le iniziative e le lotte e per quanto possibile coordinarle.
Il punto di partenza è la concezione del diritto alla salute, piuttosto che quella, più limitata, del diritto alla sanità. Salute è la condizione di benessere fisico e psichico ma anche il nostro diritto di rimanere sani, di non venire avvelenati dall’inquinamento, e in genere di  ottenere la garanzia della prevenzione primaria, ecc. Sanità è l’insieme delle funzioni, delle strutture, delle procedure, e delle persone che hanno il compito di tutelare la salute. Sanità è solo una parte del diritto alla salute: contano di più il reddito, l’istruzione, il lavoro e le sue condizioni, la condizione ambientale, la situazione abitativa e quella culturale. 
Difficile agire su tutto, ma è possibile scegliere temi ed iniziative di lotta legate al proprio territorio e ambiente. Occorre poi riflettere e opporsi alla sanità che contrasta con la salute: l’espansione continua di strutture, strumenti, prestazioni non giustificate, nuovi ospedali imposti dalla ricerca del profitto, tecnologie presunte più evolute, nuovi farmaci copia dei precedenti e non sufficientemente testati, prestazioni poco utili e addirittura dannose.  Un altro nodo è quello di considerare secondari gli interventi sanitari e socio sanitari a favore di categorie che sono poco remunerative. Da qui la forza che assumono le compagnie di assicurazione e la necessità, espressa di nuovo dal patto per la Salute, ma già praticata, anche da diversi sindacati, di contrarre polizze di sanità integrativa.

devono essere messe in discussione tutte le forme che si dirigono verso la mercificazione della sanità e di conseguenza della salute:
·           no al finanziamento a prestazione (drg e creg),
·           no alla libera professione intramoenia,
·           no alla sanità integrativa,
·           no alla trasformazione della sanità in assistenza.
·       no alla monetizzazione della salute (e della sanità): i ticket, le rette delle rsa/rsd, i voucher ma ripristinare i servizi domiciliari.
la sanità deve essere pubblica, universale e gratuita (pagata dalla fiscalità generale)
Restringendo il campo territoriale, limitandoci a Milano e Lombardia, si dovrebbe discutere di una piattaforma della nascente rete-movimento, entrando nel merito e definendo modalità e tempi, per cui occorre:
1.   come per la scuola, difendere il servizio pubblico e  pretendere che mantenga i necessari livelli di funzionalità;
2.    organizzare incontri tematici tra Comitati e soggetti membri della rete e con chiunque altro per fare crescere una cultura comune su sanità e salute;
3.      opporsi alla chiusura/ridimensionamento degli ospedali e dei servizi territoriali, in particolare: Ospedale San Carlo, San Paolo, SERT, Consultori, SPRESAL  ecc.;
4.        contrastare il taglio di posti letto (oltre 7000 posti persi in 3 anni e 45.000 dal 2000 al 2009);
5.        denunciare le forme di privatizzazione dirette e indirette;
6.  opporsi specie alle “dimissioni selvagge” dagli ospedali delle persone malate croniche e non autosufficienti;
7.       contrastare speculazioni come la costruzione della Città della Salute ;
8.       rivendicare il diritto all’interruzione volontaria di gravidanza (IVG) per le donne che ne hanno necessità, e contrastare ogni ostacolo a contraccezione, aborto e maternità assistita, compreso l’uso fazioso dell’obiezione di coscienza;
9.      opporsi all’esautoramento delle funzioni di controllo dei Servizi di Prevenzione e sostenere strumenti di controllo di base specialmente per quanto riguarda la salute nei Luoghi di Lavoro;
10.  contrastare ogni peggioramento dei contratti, ogni attacco alle condizioni di lavoro del personale e garantirne la protezione nelle emergenze (es. la  pandemia dell’Ebola);
11.    combattere le esternalizzazioni.
12. garantire l’applicazione delle leggi che devono assicurare un piano di bonifica e risanamento dall’amianto, in particolare di scuole ed edifici pubblici e il sostegno alle vittime e ai familiari.