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venerdì 4 marzo 2016

Fuori il TTIP dalla mia città: #fuorittip

Fuori il TTIP dalla mia città: #fuorittip
ttip-no
Parte oggi, sulla piattaforma Progressi.org, la nuova fase di pressione sui sindaci, i presidenti di Regione e i parlamentari italiani, per mettere “fuori legge” il TTIP dalle nostre città. Al linkhttp://www.progressi.org/fuorittip e con l’hashtag #fuorittip la Campagna Stop TTIP Italia chiede a tutti i comitati, gli attivisti, e i cittadini preoccupati per l’impatto del trattato transatlantico, di sottoscrivere questa petizione e di farla girare il più possibile.
Vogliamo che l’adesione dell’Italia al TTIP sia discussa in ogni consiglio comunale e che ogni Comune esprima la propria preoccupazione e opposizione al trattato, come molte altre città europee e italiane hanno già fatto.
Le firme saranno consegnate ai sindaci, ai presidenti di Regione, ai parlamentari nazionali ed europei del territorio – in base al CAP dei sostenitori – in vista della mobilitazione nazionale contro il TTIP. 

FUORI IL TTIP DALLA MIA CITTÀ

LOMBARDIA - CRISI, COLDIRETTI - PRANDINI: "MORATORIA SUI DEBITI PER SALVARE ALLEVAMENTI E POSTI DI LAVORO" (da LOMBARDIA.COLDIRETTI.IT)

http://www.lombardia.coldiretti.it/lombardia-crisi-prandini-moratoria-sui-debiti-per-salvare-allevamenti-e-posti-di-lavoro-.aspx?KeyPub=GP_CD_LOMBARDIA_HOME|CD_LOMBARDIA_HOME&Cod_Oggetto=87218798&subskintype=Detail

03/03/2016 - N.3903

LOMBARDIA - CRISI, PRANDINI: "MORATORIA SUI DEBITI PER SALVARE ALLEVAMENTI E POSTI DI LAVORO"

“Aziende chiuse e migliaia di posti di lavoro a rischio: è questo lo scenario peggiore che potremmo trovarci davanti se la crisi del comparto zootecnico continuerà con questa violenza e se non ci sarà almeno una moratoria dei debiti con le banche” afferma Ettore Prandini, vice presidente nazionale di Coldiretti e Presidente di Coldiretti Lombardia, di fronte al crollo dei prezzi alla produzione che sta colpendo in particolare gli allevamenti bovini da latte e da carne e quelli suini.

In Lombardia – spiega la Coldiretti regionale -  sono oltre 20 mila le realtà del settore, di cui quasi 5 mila impegnate in un comparto come quello del latte che contribuisce al 40% di tutta la produzione nazionale. Sul fronte del credito, quello agrario in Lombardia vale oltre 8 miliardi e mezzo di euro con quasi il 71% su operazioni di lungo periodo per investimenti e sviluppo. Negli ultimi 5 anni però – stima Coldiretti Lombardia – almeno il 10% delle aziende che hanno rapporti di credito bancario hanno valutato o richiesto l’allungamento del periodo di ammortamento del finanziamento, per gestire meglio equilibri di bilancio messi sempre più a rischio dalla crisi dei prezzi alla stalla.

“Ma con la situazione che si sta creando – afferma Prandini - occorre una moratoria sui mutui, un impegno straordinario sui fondi di garanzia e un’azione a livello europeo per affrontare una crisi dei prezzi che non è solo italiana ma che riguarda anche gli agricoltori tedeschi e francesi. Senza dimenticare il nodo strategico di una norma europea per l’etichettatura d’origine che non si limiti allo stabilimento di produzione ma che vada a identificare le materie prime”.

Barclays, lo sciopero dei dipendenti: "Vogliamo un accordo per tutti" (da IL GIORNO)


da IL GIORNO : http://www.ilgiorno.it/milano/barclays-banca-1.1943554Barclays, lo sciopero dei dipendenti: "Vogliamo un accordo per tutti"

Varese, motori ingolfati in casa Mv Agusta: "Sia fatta chiarezza" (da IL GIORNO)

da IL GIORNO : http://www.ilgiorno.it/varese/agusta-lavoratori-cassa-1.1942900

Varese, motori ingolfati in casa Mv Agusta: "Sia fatta chiarezza"

giovedì 3 marzo 2016

NO all’intervento militare in LIBIA !


"Nessun confronto con il Governo". I medici confermano lo sciopero del 17 e 18 marzo, che si preannuncia senza precedenti (da controlacrisi.org)

"Nessun confronto con il Governo". I medici confermano lo sciopero del 17 e 18 marzo, che si preannuncia senza precedenti



Sono state attivate oggi le procedure ufficiali che porteranno allo sciopero nazionale dei medici dipendenti, dei medici di medicina generale, dei pediatri di libera scelta, degli specialisti ambulatoriali, dei dirigenti sanitari del Ssn dalle ore 00.00 del 17 marzo alle ore 24.00 del 18 marzo.
"In assenza di un confronto e di una intesa programmatica con il Governo, continua, come preannunciato, la mobilitazione di tutti i medici, a prescindere dallo stato giuridico, e dei dirigenti sanitari, per il rilancio della sanità pubblica a garanzia dell'accesso alle cure dei cittadini e per la valorizzazione del loro ruolo e del loro lavoro. Contro l’invadenza pervasiva della burocrazia ed il disinteresse della Politica e della azione di Governo, intendiamo ricostruire insieme ai cittadini, come testimoniato nella grande manifestazione svoltasi il 20 febbraio a Napoli, un sistema sanitario oggi a pezzi",come si legge in un comunicato di Anaao-Assomed.
La sanità si ferma, così, per la prima volta nell’ultimo decennio, per 48 ore consecutive, garantendo i servizi di urgenza ed emergenza.
Nei prossimi giorni le diciotto sigle che hanno indetto la protesta daranno il via a 100 assemblee in 100 città per sensibilizzare i cittadini e mobilitare i medici, che si atterranno rigorosamente al rispetto del debito orario contrattuale.
http://www.controlacrisi.org/notizia/Welfare/2016/3/1/46830-nessun-confronto-con-il-governo-i-medici-confermano-lo/

da Atene: MONAETHPAKI “Rebeletiko” (recensione musicale a cura di Amerigo Sallusti)

recensione musicale a cura di Amerigo Sallusti


MONAETHPAKI “Rebeletiko” 2015, autoprodotto.


Quando nel 1928 Michalis Patrinos incise Misirlou non poteva certo immaginare che un giorno sarebbe divenuto globalmente famoso grazie al regista Quentin Tarantino che la inserì nella colonna sonora del film Pulp Fiction. Per suonare il rebetiko viene utilizzato il bouzouki lo strumento musicale greco più famoso al mondo e, in realtà, molti rebeti usano il baglama, un piccolo bouzouki lungo circa 50-60 cm, più comodo da portare in giro.
Le origini di questi strumenti si perdono nell’antichità insieme agli altri che comunemente si usano quali la lira, il clarinetto, il violino, il santouri e il kanonaki (due particolari strumenti a corda) e poi l’oud e lo tzouras (simili al bouzouki) ed infine il tumbeleki (una specie di tamburo).
Un uso corale
  di strumenti per una musica appellata rebetiko che in turco significa fuorilegge. Perché è giusto ricordare che tutto ciò nasce “a causa” della grande sconfitta greca nel 1923 ad opera della confinante Turchia che a seguito di tale conflitto acquisì una serie di territori da tempo immemore facenti parte della Grecia continentale; in tale frangente oltre un milione di greci dovette fuggire così come dovettero fare altrettanti turchi in senso inverso per scampare alle persecuzioni che stavano esplodendo nei loro confronti.
I
Monaethpaki gruppo di giovani ateniesi che si è autoprodotto il proprio cd ci parlano di queste tematiche nelle loro canzoni: guerre, povertà, migrazioni, sofferenze dei popoli. Il rebetiko si sviluppa su più fasi temporali peculiari ma tutte scaturiscono egualmente nelle grandi periferie delle città portuali, tra i marinai, i baraccati, gli emarginati, i disoccupati, simile in ciò al fado, al tango…
Questo genere, questa attitudine musicale infatti ritorna sempre (musicalmente) alle origini quando gli “avvenimenti umani” mutano in sommovimenti, peregrinazioni di massa e non a caso anche per i
Monaethpaki il percorso è lo stesso; nascono nella temperie sociale di questi ultimi anni, di una Grecia scossa e ribollente per le tempeste economico-finanziarie mondiali e nei loro testi, nelle loro musiche si odono, si percepiscono sentimenti divergenti quali le cupe ombre del presente e lucide utopie di un cambiamento possibile. 
Con un sottofondo costante di litanie arabe e gitane a rappresentare musicalmente il crogiuolo rappresentato da una terra di confine come quella “attualmente” divisa da confini “nominati” greco-turchi. Strumenti tradizionali, vocalizzi attuali, ispirazioni antiche e speranze futuribili attraversano i momenti più lenti dei brani che di colpo e frequentemente vengono scossi da turbinii, quasi a rappresentare in note la realtà materiale della loro terra, quella Grecia che ha dato vita alla filosofia, summa delle conoscenze, ora messa all’angolo da un manipolo di tecnocrati e speculatori di ogni risma. La miglior risposta è questa dei Monaethapaki: “Sarà una musica che vi seppellirà” per parafrasare un vecchio slogan di qualche decennio fa.

mercoledì 2 marzo 2016

La Cina svaluta: retroscena e prospettive , Dal sito Critique of the new Century,intervista al prof.Giuseppe Sacco


da http://www.pennabiro.it/

La Cina svaluta: retroscena e prospettive

Cosa ha provocato la decisone di svalutare lo yuan ?
Giuseppe Sacco – Identificare la causa occasionale che ha fatto si che, a metà Agosto, venisse decisa una svalutazione è abbastanza semplice. Basta osservare che questa misura è venuta dopo che sono stati conosciuti i dati dell’export cinese nel mese di Luglio, dati che segnalano una diminuzione dell’8,3% nell’arco di dodici mesi. Una svalutazione della moneta per tentare di rilanciare le esportazioni appare una mossa logica, ed abbastanza scontata.
Questa svalutazione potrebbe però essere vista come una decisione che si inserisce in un quadro più ampio. Così hanno voluto presentarla i Cinesi, e così hanno voluto vederla alcuni osservatori occidentali, sottolineando come essa sia il risultato di una modifica del metodo con cui la Banca Popolare di Cina, (zhōng guó rén mín yín xíng), l’Istituto di emissione di Pechino, calcola quotidianamente il tasso di cambio tra la valuta cinese, il Renminbi (detto anche Yuan), e il Dollaro americano. Da questo tasso, detto midpoint, ci si può discostare – nelle transazioni di valuta effettuate all’interno del Paese – al massimo del 2 per cento.
In che cosa consiste questa modifica di sistema?
Giuseppe Sacco – La seconda settimana di Agosto, la Banca Popolare di Cina ha dichiarato che da quel momento in poi, invece di stabilire questo tasso in maniera autocratica, cioè politica, lo avrebbe fatto tenendo conto di alcuni fattori di mercato: in particolare il tasso effettivo cui erano avvenuti gli scambi il giorno precedente, tenendo cioè conto di quanto il mercato avesse profittato della banda di tolleranza del 2 percento.
Se il mercato avesse spinto al ribasso, il giorno dopo la Banca centrale avrebbe fissato ad un livello più basso il midpoint attorno a cui si poteva oscillare, sempre nel margine del 2 per cento. Il che, in teoria, avrebbe consentito alle forze del mercato, spingendo nella stessa direzione per più giorni, di portare su o giù il valore dello a moneta cinese ad un passo tutt’altro che trascurabile.  Ed infatti, il secondo giorno della settimana in cui veniva applicato il nuovo metodo, Martedì 11 Agosto, prendendo atto che il mercato aveva il giorno precedente considerato troppo alto il Renminbi,  la banca Popolare Cinese ha fissato il midpoint ad un livello che era dell’1.9 per cent più basso di quello del giorno precedente Lunedì 10.
Il cambiamento di sistema ha  quindi determinato la svalutazione?
Giuseppe Sacco – Esattamente. E per questo motivo non si trattava di una svalutazione in senso stretto, ma del risultato della prima  applicazione del nuovo sistema di calcolo. E questo, il giorno dopo avrebbe potuto anche segnalare un risultato opposto, e spingere il Renminbi al rialzo. Nei giorni successivi, però, ciò non si è verificato. Anzi il nuovo meccanismo ha continuato a produrre effetti che vanno nella stessa direzione del primo giorno d’applicazione, facendo scendere il midpoint di un altro 1,6 per cento e poi ancora dell’1,1 per cento.
Si è insomma messo in moto un meccanismo che porterà al cambio Yuan-Dollaro fissato dalle forze di mercato, come da tempo era richiesto alla Cina da parte degli Stati Uniti e dagli organismi internazionali controllati da Washington, come il FMI?
Giuseppe Sacco – E’ meglio non correre troppo con le conclusioni. Certamente si va verso la fissazione di midpoints quotidiani fortemente influenzati dagli scambi, ma ci sono almeno due cose da dire relativamente a quanto gli Americani vorrebbero che la Cina facesse. In primo luogo,  gli USA spingevano contemporaneamente per verso obiettivi ideologicamente contraddittori: un obiettivo – diciamo così – “liberista” (il tasso di cambio deciso dal mercato), ma anche per un obiettivo “protezionista”, quello di migliorare il loro catastrofico interscambio con la Cina. Ed a tal fine premevano per una rivalutazione del Renminbi, che infatti negli ultimi dieci anni si è rivalutato del 55 per cento rispetto al dollaro. La settimana scorsa Washington ha – forse – ottenuto soddisfazione sull’obiettivo ideologico, ma la svalutazione è una sconfitta delle sue pressioni politico-diplomatiche, e un aggravamento della situazione degli Stati Uniti sul piano della competitività commerciale internazionale.
E poi, Pechino ha rinunciato alla fissazione autocratica del cambio valutario, ma non al proprio atteggiamento dirigistico in economia. Nel secondo giorno di applicazione del nuovo sistema, infatti, quando si è visto che la svalutazione superava il 2 per cento, il governo cinese ha dato ordine alle banche – di proprietà pubblica – di intervenire comprando yuan. A un quarto d’ora dalla fine della giornata questo ha infatti recuperato un 1 per cento, consentendo alla Banca Popolare di “tenere conto delle forze di mercato”, e di contenere la svalutazione al 1.6 per cento.
Non si tratta quindi di un passaggio alla prevalenza delle dinamica domanda/offerta?
Giuseppe Sacco – Il Financial Times si è espresso in maniera molto positiva sul comportamento della Cina in questa occasione. Ma per il momento la liberalizzazione del tasso di cambio sembra verificarsi solo in parte. C’è certamente un aggiustamento del sistema di fissazione dei cambi valutari nel senso del tener conto dei livelli reali del mercato, e ciò è molto positivo, specie ai fini dell’ingresso dello Yuan nel “paniere” delle valute che è alla base dei Diritti Speciali di Prelievo. C’è però un’altra novità che discende da questa apertura alla forza del mercato, ed è che le aziende cinesi ora dovranno imparare a produrre con materie prime importate e ad esportare i loro prodotti verso i mercati esteri in un sistema di cambi non più semirigidi; dovranno cioè imparare a gestire rischi cui non sono abituate. La Banca Centrale dovrà perciò intervenire ancora a lungo per evitare oscillazioni troppo forti, prima che le imprese abbiano imparato a navigare in un mare dal forte moto ondoso, e prima che il tasso di cambio possa essere lasciato in balìa del meccanismo del mercato.
Insomma, per quanto riguarda, in chiave futura, un avvicinamento alla liberalizzazione del cambio, mi sembra eccessivo dire che si sia ormai stabilita una prevalenza delle dinamica domanda/offerta sugli interventi di politica valutaria. Anzi si è confermato quanto già visto nella crisi asiatica del 1997-98, quando il fatto che la Cina avesse il controllo dei cambi mise termine ad una spirale che stava distruggendo tutti i “miracoli” asiatici: il controllo dei cambi è un’arma potentissima in mano all’élite dirigente cinese, e questa non ha ovviamente nessuna intenzione di rinunciarvi.
Non è detto infatti che, se il Renminbi prendesse a crescere di valore, e ostacolasse così le esportazioni, la Banca Popolare insisterebbe nell’uso del meccanismo introdotto di recente. E’ probabile invece che si applicherebbe a questo caso la stessa logica che abbiamo visto un mese fa, quando sono fortemente calate le Borse di Shanghai e di Shenzhen. Tutte le armi in possesso delle autorità politiche cinesi sono state utilizzate per bloccare la dinamica naturale degli scambi. Il meccanismo del mercato è insomma apparso accettabile solo quando produce risultati positivi nel quadro dell’ascesa della Cina come grande potenza economica. Quando invece ne procura di negativi, o comunque sgraditi, ha buone probabilità di essere subito mandato in soffitta.
Si apre un’epoca di svalutazioni competitive?
Giuseppe Sacco – Nei giorni centrali della seconda settimana di Agosto, Martedi 11 e Mercoledi 12, si è affettivamente avuta questa impressione, e molti hanno immaginato che la seconda potenza economica mondiale stesse entrando in una “guerra delle valute”. Ma già il terzo giorno è prevalsa l’opinione che si trattava di esagerazioni.
Quindi il principale, se non l’unico risultato di questa svalutazione sarà una ripresa delle esportazioni cinesi? E che previsioni si possono fare previsioni sull’andamento futuro?
Giuseppe Sacco – L’Agenzia di rating Moody’s dubita però che basterà questa svalutazione a dare una vera spinta alle esportazioni, e capovolgerne la tendenza al declino. E leggendo attentamente il China Daily, l’edizione internazionale del quotidiano ufficiale del Partito, Renmin Ribao , sembra di intravedere una conferma alla possibilità di una ulteriore graduale svalutazione. Ma alcune banche europee fanno notare che non basterebbe solo una svalutazione di almeno del 10 per cento per dare una vera frustata all’export; ancora di più ci vorrebbe un forte aumento della domanda nei paesi importatori di prodotti cinesi. E questo non è molto sicuro che accada.
Con le previsioni io, però, mi fermerei qui. Non dimentichi che io sono un professore, e che fare previsioni non è scientifico. Però vorrei far notare che Martedì 11 Agosto, mentre the gli scambi tra Dollaro e Yuan effettuati sul territorio della Cina propriamente detta – dove la fissazione a fine giornata dipende come abbiamo visto dalla Banca centrale – hanno visto una caduta di valore dello Yuan pari all’1,9 per cento, ben diverso è stato l’andamento del cosiddetto offshore renminbi, cioè della valuta cinese scambiata fuori dalla Cina continentale, soprattutto ad Hong Kong. Qui, lo Yuan ha perso in un sol giorno il 2,8 per cento, il che indica chiaramente che le forze del mercato tendevano a spingere la valuta cinese molto più giù di quanto la Banca centrale è stata poi disposta a realizzare. Ed un altro segnale interessante in materia di attese su una ulteriore svalutazione dello Yuan è venuto dall’andamento dei titoli delle assicurazioni contro le oscillazioni tra dollaro e Yuan che sono fortemente aumentati di prezzo.
Giuseppe Sacco è intervistato da Salvatore Santangelo


Giuseppe SACCO - Note biografiche (da http://docenti.luiss.it/gsacco/)
Nato a Napoli il 1/08/’38. Laurea in Scienze Politiche presso l’Università di Napoli nel 1961.
Curriculum
Professore Ordinario di Politica Economica Internazionale, e Professore di Movimenti di Popolazione e Relazioni Internazionali presso la Facoltà di Scienze Politiche della Luiss Guido Carli.
E’ stato Professore di Relazioni e sistemi Economici Internazionali, e di Relazioni internazionali presso la stessa Università.
In precedenza, Professore presso il “Cesare Alfieri” di Firenze, presso l’Institut d’Etudes Politiques de Paris, e presso le Università di Princeton e di San Francisco, California.
E’ Editor dello The European Journal of International Affairs. Già Capo Divisione all’Oecd di Parigi, a partire dal 1971, ha lavorato come consulente in più di 50 Paesi, sia per organizzazioni internazionali (Onu, Cee, Oecd, Banca Africana di Sviluppo, Banca Asiatica di Sviluppo) che per moltissime compagnie italiane e straniere.
È stato Executive Vice-President della Saltec-Lavalin (Rome-Montreal), General Manager della Erasmus Press (Rome-Munich-Washington).
Pubblicazioni recenti
– Petrolio e Potere Mondiale, forthcoming.
– Critica del nuovo secolo, Luiss University Press, 2005.
– Que se vayan: America Latina contesa, Sankara, Roma, 2003