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sabato 12 marzo 2016
22 MARZO 2016 Milano:ASSEMBLEA PUBBLICA "RIDATECI IL MALTOLTO" promossa da CoNUP (Coordinamento Nazionale Unitario Pensionati di Oggi e di Domani) Lombardia
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venerdì 11 marzo 2016
Dopo il caso Regeni in Egitto,l’uccisione dei tecnici italiani in Libia:un attacco all’Italia? (dal sito pennabiro.it)
dal sito pennabiro.it
Dopo il caso Regeni in Egitto,l’uccisione dei tecnici italiani in Libia:un attacco all’Italia?
Posted on 6 marzo 2016
Il cadavere del giovane ricercatore fu trovato nel momento stesso in cui il ministro Guidi stava per firmare una serie di contratti in una riunione con il mondo industriale egiziano,riunione poi sospesa.
Adesso due dei 4 tecnici iitaliani rapiti in Libia vengono uccisi molto probabilmente durante una operazione che riguardava la loro liberazione.Egitto e Libia,due paesi con cui l’Italia ha importanti rapporti commerciali ,è lecito chiedersi:sono due azioni collegate il cui obiettivo è colpire gli interessi del nostro paese?
A suo tempo il governo Berlusconi concluse un trattato di amicizia con la Libia ,in un disegno di politica internazionale che vedeva anche la Russia come partner importante.Sappiamo come è andata a finire,Gheddafi fu barbaramente eliminato,il trattato di amicizia Italia-Libia calpestato,dopodichè sono venute le sanzioni alla Russia che hanno penalizzato fortemente l’export italiano.Oggi si chiede all’Italia di inviare soldati in Libia,in una intervista del 4 marzo sul Corriere della Sera l’ambasciatore americano
dà anche un numero preciso,5000 uomini.Nella stessa intervista viene detto che gli USA hanno aspettato troppo per completare i lavori in Sicilia del MUOS ,il nuovo centro di controllo militare globale e l’ambasciatore non spende una parola autocritica sulle intercettazoni sugli uomini di governo italiani.Viene da pensare:ma chi comanda in Italia?
Da qualche parte viene criticata la cosiddetta prudenza di Renzi di fronte alle richieste di intervento militare in Siria e Libia,così come la dichiarazione di concedere l’uso della base militare di Sigonella per inviare droni armati in Libia,volta per volta dopo valutazione del governo italiano.Vale la pena ricordare che la base di Sigonella fu già al centro di un conflitto tra governo italiano e americano ai tempi di Craxi.A suo tempo,nel 2014 e 2015 , Renzi aveva sollecitato un intervento militare in Libia,ci ha ripensato?Se sì lo dica chiaramente al paese.Del resto se negli USA il prossimo presidente eletto fosse favorevole ad un totale disimpegno dal Mediterraneo e l’appoggio attuale ad una coalizione guidata dall’Italia venisse meno il nostro governo si troverebbe con il cerino acceso in mano.
Da un lato poi si propone all’Italia la ”direzione”delle operazioni in Libia.Dall’altra i fatti di Regeni e dei due tecnici uccisi possono anche essere letti come una operazione per coinvolgere l’opinione pubblica italiana che i sondaggi danno contraria per l’81% alla guerra in Libia e spingere il governo ad intervenire.
Occorre anche ricordare che ai tempi dell’intervento militare che portò all’eliminazione fisica di Gheddafi e del suo governo,ci fu un contrasto tra il presidente della Repubblica Napolitano che secondo la Costituzione riveste il compito di capo delle forze armate e il presidente del Consiglio Berlusconi .Qualcosa del genere si ripropone tra Mattarella,di recente in visita negli USA e Renzi?
E corrisponde al vero che esistono da tempo preparativi di guerra all’insaputa del parlamento e dei cittadini italiani?E chi li avrebbe promossi?
Una cosa è certa ,il caos che esiste nel NordAfrica e in MedioOriente è responsabilità precisa della politica imperialista degli USA e dei paesi europei che li hanno seguiti.
Purtroppo la mentalità e gli interessi coloniali fanno ancora parte della politica dei maggiori paesi europei,ognuno cerca di favorire le proprie compagnie petrolifere e infatti la portaerei De Gaulle è già posizionata davanti alle coste libiche, l’amministrazione americana si serve di questo e gioca su questa rivalità.
Occorre naturalmente un pretesto a tutto questo,se con Gheddafi o Saddam il pretesto era perché venivano definiti dittatori da quegli stessi governanti occidentali che fino a poco tempo prima li accoglievano come amici,adesso il pretesto è il pericolo dello stato islamico.
La posizione del nostro governo di intervenire soltanto dopo che sarà stata presa una decisione dell’ONU non regge ed è da respingere proprio perché negli anni recenti il consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha avallato invasioni camuffate da interventi umanitari.L’ONU ha dei padroni e anche in passato è prevalsa la loro volontà per giustificare aggressioni ed invasioni militari.
Occorre invece ribadire con forza che c’è un un principio di non ingerenza nei rapporti tra paesi anche se l’ONU ha fatto finta spesso di dimenticarsene ed è a quel principio che occorre richiamare l’opinione pubblica e quanti intendono manifestare contro la guerra.Quel principio è stato spesso calpestato e in questo vi è anche la responsabilità dei dirigenti delle cosiddette sinistre italiane ,francesi,inglesi e altre che a suo tempo hanno sostenuto la guerra in Serbia.Eppure i responsabili di tutte le guerre che hanno causato e causano morti e distruzioni ,dall’Iraq alla Siria,sono liberi e tranquilli.
Il popolo italiano non deve cadere in questa trappola dell’intervento in Libia ma chiedere una presa di posizione del governo italiano a favore di una soluzione pacifica .Ma non soltanto il popolo italiano non deve cadere nella trappola,l’intera Europa non deve caderci,sarebbe la fine di un possibile progetto politico che rappresenta le aspirazioni dei popoli europei che prevede il dialogo e lo scambio con l’altra sponda del Mediterraneo,non la guerra.Per questo siamo dell’opinione che occorra una pressione popolare in vario modo sul Parlamento europeo pechè vieti espressamente la partecipazione di qualsiasi paese europeo all’intervento militare in Libia.L’Europa ha una responsabilità storica per l’arretratezza dell’Africa e del medio Oriente,invece di spendere soldi in portaerei o per tenere i profughi nei campi vedi i 3 miliardi di euro dati alla Turchia,dovrebbe pensare seriamente ad un piano di sostegno economico senza nessun condizionamento o pretesa coloniale.
Dove ci porterebbe un nuovo intervento coloniale in Libia visti i risultati del precedente intervento ?Nessuno lo sa ma una cosa è certa e cioè che aumenterebbe ancora di più nel mondo, il caos ,il terrorismo e il fenomeno dell’immigrazione.
Adesso due dei 4 tecnici iitaliani rapiti in Libia vengono uccisi molto probabilmente durante una operazione che riguardava la loro liberazione.Egitto e Libia,due paesi con cui l’Italia ha importanti rapporti commerciali ,è lecito chiedersi:sono due azioni collegate il cui obiettivo è colpire gli interessi del nostro paese?
A suo tempo il governo Berlusconi concluse un trattato di amicizia con la Libia ,in un disegno di politica internazionale che vedeva anche la Russia come partner importante.Sappiamo come è andata a finire,Gheddafi fu barbaramente eliminato,il trattato di amicizia Italia-Libia calpestato,dopodichè sono venute le sanzioni alla Russia che hanno penalizzato fortemente l’export italiano.Oggi si chiede all’Italia di inviare soldati in Libia,in una intervista del 4 marzo sul Corriere della Sera l’ambasciatore americano
dà anche un numero preciso,5000 uomini.Nella stessa intervista viene detto che gli USA hanno aspettato troppo per completare i lavori in Sicilia del MUOS ,il nuovo centro di controllo militare globale e l’ambasciatore non spende una parola autocritica sulle intercettazoni sugli uomini di governo italiani.Viene da pensare:ma chi comanda in Italia?
Da qualche parte viene criticata la cosiddetta prudenza di Renzi di fronte alle richieste di intervento militare in Siria e Libia,così come la dichiarazione di concedere l’uso della base militare di Sigonella per inviare droni armati in Libia,volta per volta dopo valutazione del governo italiano.Vale la pena ricordare che la base di Sigonella fu già al centro di un conflitto tra governo italiano e americano ai tempi di Craxi.A suo tempo,nel 2014 e 2015 , Renzi aveva sollecitato un intervento militare in Libia,ci ha ripensato?Se sì lo dica chiaramente al paese.Del resto se negli USA il prossimo presidente eletto fosse favorevole ad un totale disimpegno dal Mediterraneo e l’appoggio attuale ad una coalizione guidata dall’Italia venisse meno il nostro governo si troverebbe con il cerino acceso in mano.
Da un lato poi si propone all’Italia la ”direzione”delle operazioni in Libia.Dall’altra i fatti di Regeni e dei due tecnici uccisi possono anche essere letti come una operazione per coinvolgere l’opinione pubblica italiana che i sondaggi danno contraria per l’81% alla guerra in Libia e spingere il governo ad intervenire.
Occorre anche ricordare che ai tempi dell’intervento militare che portò all’eliminazione fisica di Gheddafi e del suo governo,ci fu un contrasto tra il presidente della Repubblica Napolitano che secondo la Costituzione riveste il compito di capo delle forze armate e il presidente del Consiglio Berlusconi .Qualcosa del genere si ripropone tra Mattarella,di recente in visita negli USA e Renzi?
E corrisponde al vero che esistono da tempo preparativi di guerra all’insaputa del parlamento e dei cittadini italiani?E chi li avrebbe promossi?
Una cosa è certa ,il caos che esiste nel NordAfrica e in MedioOriente è responsabilità precisa della politica imperialista degli USA e dei paesi europei che li hanno seguiti.
Purtroppo la mentalità e gli interessi coloniali fanno ancora parte della politica dei maggiori paesi europei,ognuno cerca di favorire le proprie compagnie petrolifere e infatti la portaerei De Gaulle è già posizionata davanti alle coste libiche, l’amministrazione americana si serve di questo e gioca su questa rivalità.
Occorre naturalmente un pretesto a tutto questo,se con Gheddafi o Saddam il pretesto era perché venivano definiti dittatori da quegli stessi governanti occidentali che fino a poco tempo prima li accoglievano come amici,adesso il pretesto è il pericolo dello stato islamico.
La posizione del nostro governo di intervenire soltanto dopo che sarà stata presa una decisione dell’ONU non regge ed è da respingere proprio perché negli anni recenti il consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha avallato invasioni camuffate da interventi umanitari.L’ONU ha dei padroni e anche in passato è prevalsa la loro volontà per giustificare aggressioni ed invasioni militari.
Occorre invece ribadire con forza che c’è un un principio di non ingerenza nei rapporti tra paesi anche se l’ONU ha fatto finta spesso di dimenticarsene ed è a quel principio che occorre richiamare l’opinione pubblica e quanti intendono manifestare contro la guerra.Quel principio è stato spesso calpestato e in questo vi è anche la responsabilità dei dirigenti delle cosiddette sinistre italiane ,francesi,inglesi e altre che a suo tempo hanno sostenuto la guerra in Serbia.Eppure i responsabili di tutte le guerre che hanno causato e causano morti e distruzioni ,dall’Iraq alla Siria,sono liberi e tranquilli.
Il popolo italiano non deve cadere in questa trappola dell’intervento in Libia ma chiedere una presa di posizione del governo italiano a favore di una soluzione pacifica .Ma non soltanto il popolo italiano non deve cadere nella trappola,l’intera Europa non deve caderci,sarebbe la fine di un possibile progetto politico che rappresenta le aspirazioni dei popoli europei che prevede il dialogo e lo scambio con l’altra sponda del Mediterraneo,non la guerra.Per questo siamo dell’opinione che occorra una pressione popolare in vario modo sul Parlamento europeo pechè vieti espressamente la partecipazione di qualsiasi paese europeo all’intervento militare in Libia.L’Europa ha una responsabilità storica per l’arretratezza dell’Africa e del medio Oriente,invece di spendere soldi in portaerei o per tenere i profughi nei campi vedi i 3 miliardi di euro dati alla Turchia,dovrebbe pensare seriamente ad un piano di sostegno economico senza nessun condizionamento o pretesa coloniale.
Dove ci porterebbe un nuovo intervento coloniale in Libia visti i risultati del precedente intervento ?Nessuno lo sa ma una cosa è certa e cioè che aumenterebbe ancora di più nel mondo, il caos ,il terrorismo e il fenomeno dell’immigrazione.
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18 MARZO 2016 SCIOPERO GENERALE CONTRO LE GUERRE E LE POLITICHE DEL GOVERNO indetto da CUB, SGB, SI.COBAS e USI. manifestazione a Milano ore 9.30 Largo Cairoli
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giovedì 10 marzo 2016
La Francia in piazza. Ferrovieri e studenti in prima fila .Proteste in tutta la Francia contro la riforma del lavoro (da sito internazionale.it)
- FRANCIA 09MAR 21016
-

Proteste in tutta la Francia contro la riforma del lavoro. In 250 città della Francia sono scese in piazza 500mila persone, soprattutto studenti, per protestare contro la riforma del lavoro proposta dal governo di Manuel Valls. Tutti i principali sindacati hanno aderito alla protesta contro la legge che prevede l’eliminazione di alcune garanzie contro i licenziamenti e alcune misure che permetteranno di derogare alle 35 ore settimanali.
http://www.internazionale.it/notizie/2016/03/09/proteste-in-tutta-la-francia-contro-la-riforma-del-lavoro
12.40

Le manifestazioni si sono svolte a Parigi, dove ci sono stati tre cortei, ma anche in molte altre città del paese. A Lione ci sono stati momenti di tensione, con lancio di pietre contro la polizia, che ha risposto con i lacrimogeni. Tre persone sono state fermate per essere interrogate.
Ci sarà un altro sciopero il 17 marzo, in attesa della manifestazione nazionale proclamata per il 31 marzo. Il disegno di legge avrebbe dovuto essere presentato il 9 marzo, ma la data è stata spostata al 24 perché la legge dovrà subire alcune modifiche.
Le foto sono state scattate in varie città della Francia, il 9 marzo 2016.
http://www.internazionale.it/foto/2016/03/10/francia-proteste-lavoro-foto
10
MAR 2016
La Francia in piazza
Decine di migliaia di persone hanno manifestato il 9 marzo in tutta la Francia contro la riforma del diritto del lavoro proposta dal governo di Manuel Valls. Allo sciopero hanno partecipato i sindacati della Société nationale des chemins de fer français (Sncf), l’azienda pubblica che gestisce le ferrovie, ma anche gli studenti dei licei.

Secondo gli organizzatori, alle proteste hanno partecipato 400mila persone, secondo il ministero dell’interno 224mila. Le proteste hanno causato forti disagi agli utenti del trasporto pubblico e hanno provocato la chiusura di diverse scuole.
Le manifestazioni si sono svolte a Parigi, dove ci sono stati tre cortei, ma anche in molte altre città del paese. A Lione ci sono stati momenti di tensione, con lancio di pietre contro la polizia, che ha risposto con i lacrimogeni. Tre persone sono state fermate per essere interrogate.
Secondo il governo il disegno di legge ha l’obiettivo di ridurre il tasso di disoccupazione, attualmente superiore al 10 per cento, incoraggiando le aziende ad assumere più lavoratori a tempo indeterminato e a far entrare più giovani nel mercato del lavoro. Ma per i sindacati e per le correnti più di sinistra del partito socialista danneggia i lavoratori.
Ci sarà un altro sciopero il 17 marzo, in attesa della manifestazione nazionale proclamata per il 31 marzo. Il disegno di legge avrebbe dovuto essere presentato il 9 marzo, ma la data è stata spostata al 24 perché la legge dovrà subire alcune modifiche.
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FRANCIA, 300 KM DI CODE ATTORNO A PARIGI PER SCIOPERO FERROVIE. DISAGI ANCHE IN ITALIA (da Rai
da RaiNews
http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Francia-300-km-di-code-attorno-a-Parigi-per-sciopero-ferrovie-Disagi-anche-in-Italia-f885c7de-4477-4a29-b32e-cc9cef1ae54a.html
MONDO CAOS IN ILE DE FRANCE
FRANCIA, 300 KM DI CODE ATTORNO A PARIGI PER SCIOPERO FERROVIE. DISAGI ANCHE IN ITALIA
I disagi per lo sciopero delle ferrovie francesi si estendono anche all'Italia. I treni Tgv che collegano il nostro Paese alla Francia sono stati cancellati Tweet Francia, sciopero a Parigi (AP Exchange) 09 marzo 2016 Gravi disagi per il traffico oggi nell'Ile de France, il dipartimento di Parigi, per lo sciopero della rete ferroviaria. Secondo il sito di Le Figaro le code sulle strade che portano alla capitale superano i 325 chilometri (contro i 200 abituali). I disagi per lo sciopero delle ferrovie francesi ha però effetti anche in Italia. I treni Tgv che collegano il nostro Paese alla Francia sono stati cancellati.
I lavoratori della Sncf e della Rapt (ferrovie e ferrovie urbane) si sono mobilitati per difendere il loro salario e le condizioni di lavoro. La protesta proseguirà fino a domani mattina. A Torino Porta Susa, da dove il primo Tgv per Parigi sarebbe dovuto partire alle 7,39, molti viaggiatori non erano stati informati e hanno scoperto solo all'arrivo in stazione che oggi non potranno raggiungere la Francia in treno. In Francia ci sono difficoltà anche per le scuole: diversi licei sono bloccati dagli studenti che protestano contro la cosiddetta riforma El Khomri (riforma del mercato del lavoro), dal nome dell'attuale ministra del Lavoro, che riduce il pagamento degli straordinari, amplia il ventaglio delle condizioni per i licenziamenti economici e pone un tetto alle indennità per i licenziamenti. Gli scioperi e le manifestazioni di oggi contro "la distruzione del codice del lavoro" sono considerate come un "aperitivo" della grande mobilitazione del 31 marzo, dietro appello di sette sindacati. - See more at: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Francia-300-km-di-code-attorno-a-Parigi-per-sciopero-ferrovie-Disagi-anche-in-Italia-f885c7de-4477-4a29-b32e-cc9cef1ae54a.html
http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Francia-300-km-di-code-attorno-a-Parigi-per-sciopero-ferrovie-Disagi-anche-in-Italia-f885c7de-4477-4a29-b32e-cc9cef1ae54a.html
MONDO CAOS IN ILE DE FRANCE
FRANCIA, 300 KM DI CODE ATTORNO A PARIGI PER SCIOPERO FERROVIE. DISAGI ANCHE IN ITALIA
I disagi per lo sciopero delle ferrovie francesi si estendono anche all'Italia. I treni Tgv che collegano il nostro Paese alla Francia sono stati cancellati Tweet Francia, sciopero a Parigi (AP Exchange) 09 marzo 2016 Gravi disagi per il traffico oggi nell'Ile de France, il dipartimento di Parigi, per lo sciopero della rete ferroviaria. Secondo il sito di Le Figaro le code sulle strade che portano alla capitale superano i 325 chilometri (contro i 200 abituali). I disagi per lo sciopero delle ferrovie francesi ha però effetti anche in Italia. I treni Tgv che collegano il nostro Paese alla Francia sono stati cancellati.
I lavoratori della Sncf e della Rapt (ferrovie e ferrovie urbane) si sono mobilitati per difendere il loro salario e le condizioni di lavoro. La protesta proseguirà fino a domani mattina. A Torino Porta Susa, da dove il primo Tgv per Parigi sarebbe dovuto partire alle 7,39, molti viaggiatori non erano stati informati e hanno scoperto solo all'arrivo in stazione che oggi non potranno raggiungere la Francia in treno. In Francia ci sono difficoltà anche per le scuole: diversi licei sono bloccati dagli studenti che protestano contro la cosiddetta riforma El Khomri (riforma del mercato del lavoro), dal nome dell'attuale ministra del Lavoro, che riduce il pagamento degli straordinari, amplia il ventaglio delle condizioni per i licenziamenti economici e pone un tetto alle indennità per i licenziamenti. Gli scioperi e le manifestazioni di oggi contro "la distruzione del codice del lavoro" sono considerate come un "aperitivo" della grande mobilitazione del 31 marzo, dietro appello di sette sindacati. - See more at: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Francia-300-km-di-code-attorno-a-Parigi-per-sciopero-ferrovie-Disagi-anche-in-Italia-f885c7de-4477-4a29-b32e-cc9cef1ae54a.html
Sanità, sindacati: "Sospeso sciopero del 17 e 18 marzo" . Ma l'agitazione continua... (da Repubblica.it)
da Repubblica.it
http://www.repubblica.it/salute/2016/03/09/news/sanita_sindacati_sospeso_sciopero_del_17_e_18_marzo_-135097437/
Sanità, sindacati: "Sospeso sciopero del 17 e 18 marzo"
La decisione dopo l'incontro a Palazzo Chigi con i ministri Lorenzin e Madia. L'agitazione è rinviata di 60 giorni
I medici hanno deciso di sospendere lo sciopero previsto alla luce delle aperture del governo sulla vertenza sanità, hanno chiarito i rappresentanti delle sigle sindacali. "Un atteggiamento positivo su tutti fronti - ha detto Costantino Troise di Anaao Aassomed - dalla riforma della formazione pre e post laurea, al processo per garantire la stabilizzazione dei precari, al lavoro per mettere fine ai contratti atipici, al contenimento dell'attività di esternalizzazione sanitaria attualmente molto in voga in alcune regioni".
Intorno a un tavolo. Unanime il commento dei rappresentanti dei sindacati medici, che hanno convocato una conferenza stampa: "È merito del ministro Lorenzin se il governo si è seduto al tavolo delle trattative. Questa è una sua vittoria personale. È stata Lorenzin - hanno spiegato - a convincere il governo che la sanità è un suo problema e che va risolto".
L'agitazione va avanti. Ma l'agitazione continua "perché oltre ai buoni propositi non si è parlato di cifre e di soldi". Dunque ancora incontri e assemblee che culmineranno nella grande riunione "probabilmente a fine aprile a firenze, forse alla Leopolda "
martedì 8 marzo 2016
“Non ci sono troppi lavoratori bancari semmai ci sono troppi giovani disoccupati” : comunicato sindacale del 7 marzo (dal sito UNISINBNL.IT)
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sabato 5 marzo 2016
8 MARZO : la CASA DELLE DONNE"Anna Andriulo" a GALLARATE presenta la MOSTRA SULLE ORIGINI DELLA GIORNATA INTERNAZIONALE DI LOTTA DELLA DONNA
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venerdì 4 marzo 2016
Fuori il TTIP dalla mia città: #fuorittip
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Pubblicato da Stop Ttip Italia

Parte oggi, sulla piattaforma Progressi.org, la nuova fase di pressione sui sindaci, i presidenti di Regione e i parlamentari italiani, per mettere “fuori legge” il TTIP dalle nostre città. Al linkhttp://www.progressi.org/fuorittip e con l’hashtag #fuorittip la Campagna Stop TTIP Italia chiede a tutti i comitati, gli attivisti, e i cittadini preoccupati per l’impatto del trattato transatlantico, di sottoscrivere questa petizione e di farla girare il più possibile.
Vogliamo che l’adesione dell’Italia al TTIP sia discussa in ogni consiglio comunale e che ogni Comune esprima la propria preoccupazione e opposizione al trattato, come molte altre città europee e italiane hanno già fatto.
Le firme saranno consegnate ai sindaci, ai presidenti di Regione, ai parlamentari nazionali ed europei del territorio – in base al CAP dei sostenitori – in vista della mobilitazione nazionale contro il TTIP.
FUORI IL TTIP DALLA MIA CITTÀ
LOMBARDIA - CRISI, COLDIRETTI - PRANDINI: "MORATORIA SUI DEBITI PER SALVARE ALLEVAMENTI E POSTI DI LAVORO" (da LOMBARDIA.COLDIRETTI.IT)
http://www.lombardia.coldiretti.it/lombardia-crisi-prandini-moratoria-sui-debiti-per-salvare-allevamenti-e-posti-di-lavoro-.aspx?KeyPub=GP_CD_LOMBARDIA_HOME|CD_LOMBARDIA_HOME&Cod_Oggetto=87218798&subskintype=Detail
03/03/2016 - N.3903
LOMBARDIA - CRISI, PRANDINI: "MORATORIA SUI DEBITI PER SALVARE ALLEVAMENTI E POSTI DI LAVORO"
“Aziende chiuse e migliaia di posti di lavoro a rischio: è questo lo scenario peggiore che potremmo trovarci davanti se la crisi del comparto zootecnico continuerà con questa violenza e se non ci sarà almeno una moratoria dei debiti con le banche” afferma Ettore Prandini, vice presidente nazionale di Coldiretti e Presidente di Coldiretti Lombardia, di fronte al crollo dei prezzi alla produzione che sta colpendo in particolare gli allevamenti bovini da latte e da carne e quelli suini.In Lombardia – spiega la Coldiretti regionale - sono oltre 20 mila le realtà del settore, di cui quasi 5 mila impegnate in un comparto come quello del latte che contribuisce al 40% di tutta la produzione nazionale. Sul fronte del credito, quello agrario in Lombardia vale oltre 8 miliardi e mezzo di euro con quasi il 71% su operazioni di lungo periodo per investimenti e sviluppo. Negli ultimi 5 anni però – stima Coldiretti Lombardia – almeno il 10% delle aziende che hanno rapporti di credito bancario hanno valutato o richiesto l’allungamento del periodo di ammortamento del finanziamento, per gestire meglio equilibri di bilancio messi sempre più a rischio dalla crisi dei prezzi alla stalla.
“Ma con la situazione che si sta creando – afferma Prandini - occorre una moratoria sui mutui, un impegno straordinario sui fondi di garanzia e un’azione a livello europeo per affrontare una crisi dei prezzi che non è solo italiana ma che riguarda anche gli agricoltori tedeschi e francesi. Senza dimenticare il nodo strategico di una norma europea per l’etichettatura d’origine che non si limiti allo stabilimento di produzione ma che vada a identificare le materie prime”.
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