a cura di Amerigo Sallusti
DOM LA NENA,“SOYO”
Uscito ai primi di gennaio di quest’anno il nuovo lavoro di
Dominique Pinto, in arte Dom La Nena, rappresenta al meglio il senso delle
parole World Music. Cantato in quattro lingue, brasilano –cioè portoghese
lisboneta- spagnolo, francese e inglese, e attraversato da molteplici suoni, da
caleidoscopici colori, da cangianti profumi. Tutti insieme producono un
meltingpot davvero affascinante. Golondrinaè
un flamenco sinuoso e ribollente di armonie tzigane; Juste une chanson ti trasporta direttamente sulla Rive Gauche con
le sue coloriture alla Charles Aznavour; Vivo
namarè nasce dal suo incondizionato amore (e come darle torto) per i due
massimi poeti
della musica popolare brasiliana (la nostra è di Porto Alegre, terra di teologi della Liberazione) e quindi Chico Buarque de Holanda e Vinìcius de Moraes con le loro note musicali che si possono anche “udir leggendo” Jorge Amado. Con La nenasoyyoinfine si sente l’ispirazione tratta a piene mani dal più grande dei tangheri, quell’Osvaldo Pugliese che ha rivoluzionato il tango con la sua orchestra e che per questo venne censurato dal regime militare argentino degli anni ’40 del ‘900. “Ela” il suo primo album, del 2013, non era così meravigliosamente vivo come invece quest’ultimo, carico di bossa nova, folk… E pensare che era destinata ad una carriera di musicista classica, virtuosa del violoncello, sino a che l’amore per la popular music la portò in tour a Parigi dove condivise una serie di esibizioni con due mostri sacri quali Jane Birkin (da qui “le arie” di Serge Gainsbourg che pervadono l’album di cui parliamo) e Jeanne Moreau (che le ha trasmesso ‘l’amore per la libertà” –in musica- della Nouvelle Vague di Francois Truffaut) che l’hanno lanciata nell’empireo della musica globale. Perché del mondo è la sua traccia, il suo riferimento nell’approcciare la scrittura dei testi che accompagnano (sì! La preminenza è data alle note) che delineano i brani di “Soyo”. Un viaggio, insomma, tra le diversità del mondo che “sotto forma canzone”, ce lo rendono –il mondo- ancor più piacevole proprio perché così disomogeneo. Senza -musicali- confini insomma; come ci piacerebbe ri-divenisse il mondo.
della musica popolare brasiliana (la nostra è di Porto Alegre, terra di teologi della Liberazione) e quindi Chico Buarque de Holanda e Vinìcius de Moraes con le loro note musicali che si possono anche “udir leggendo” Jorge Amado. Con La nenasoyyoinfine si sente l’ispirazione tratta a piene mani dal più grande dei tangheri, quell’Osvaldo Pugliese che ha rivoluzionato il tango con la sua orchestra e che per questo venne censurato dal regime militare argentino degli anni ’40 del ‘900. “Ela” il suo primo album, del 2013, non era così meravigliosamente vivo come invece quest’ultimo, carico di bossa nova, folk… E pensare che era destinata ad una carriera di musicista classica, virtuosa del violoncello, sino a che l’amore per la popular music la portò in tour a Parigi dove condivise una serie di esibizioni con due mostri sacri quali Jane Birkin (da qui “le arie” di Serge Gainsbourg che pervadono l’album di cui parliamo) e Jeanne Moreau (che le ha trasmesso ‘l’amore per la libertà” –in musica- della Nouvelle Vague di Francois Truffaut) che l’hanno lanciata nell’empireo della musica globale. Perché del mondo è la sua traccia, il suo riferimento nell’approcciare la scrittura dei testi che accompagnano (sì! La preminenza è data alle note) che delineano i brani di “Soyo”. Un viaggio, insomma, tra le diversità del mondo che “sotto forma canzone”, ce lo rendono –il mondo- ancor più piacevole proprio perché così disomogeneo. Senza -musicali- confini insomma; come ci piacerebbe ri-divenisse il mondo.