-

per contattare il Coordinamento Milanese di Solidarietà "DALLA PARTE DEI LAVORATORI" SCRIVI A: dallapartedeilavoratori@gmail.com -- per contattare il Coordinamento Milanese di Solidarietà "DALLA PARTE DEI LAVORATORI" scrivi a: dallapartedeilavoratori@gmail.com
1945 -2018 73° ANNIVERSARIO DELLA LIBERAZIONE DAL NAZIFASCISMO : Buon 25 Aprile !!!
*****
*****CAMPAGNA DICO 32 - SALUTE PER TUTTE E TUTTI! - HEALTH4ALL - GIORNATA EUROPEA CONTRO LA COMMERCIALIZZAZIONE DELLA SALUTE, LA PRIVATIZZAZIONE DELLA SANITA' E DELL'ASSISTENZA SOCIALE
*****
*****

NO all’intervento militare in LIBIA ! === NO all’intervento militare in LIBIA ! === NO all’intervento militare in LIBIA ! === NO all’intervento militare in LIBIA ! === NO all’intervento militare in LIBIA !




lunedì 22 agosto 2016

a MADRID, Domenica 21 Agosto 2016 : SANITA' e SALUTE , "TUTTO STA PEGGIORANDO" ! La 'Marea Blanca' tira fuori la sua "rabbia" per le strade. Esigiamo "il diritto umano alla salute pubblica."


 http://madridpress.com/not/208962/la-marea-blanca-saca-su-cabreo-a-la-calle-/
 
Domenica 21 Agosto 2016
Afferma: "tutto sta peggiorando"
La 'Marea Blanca' tira fuori la sua "rabbia" per le strade
La 'Marea Blanca' ha impegnato una domenica sulla sua "rabbia" per le strade di Madrid durante una protesta davanti al Ministero della Salute per segnalare che "tutto sta peggiorando" ed esigere "il diritto umano alla salute pubblica."
Sotto lo slogan 'Governo che governi, la salute pubblica si difende', il collettivo ha espresso "profondo rammarico" per "la modifica costituzionale dell'articolo 135 effettuata da parte del  governo centrale per pagare il debito privato", così come per il Decreto Reale delle Unità di Gestione Clinica, che è stato presentato al Consiglio di Stato per la sua trasformazione.
Carmen Esbrí, portavoce di questa nuova mobilitazione e membro del Comitato in Difesa della Salute Pubblica, ha sottolineato che i requisiti non sono cambiati per la collettività.
Ha denunciato che  "Ci sono molti cardini che si stanno rompendo. Abbiamo una ministra che non indica il livello per sviluppare la questione del lavoro. Si tratta di una spina , ci saranno le lobby e già stanno chiedendo che tutto vada ai privati".
Ha inoltre imputato al Consiglio di Stato di vedere bene le cosiddette Unità di Gestone Clinica, perché a suo avviso porta a un'ulteriore frammentazione della sanità pubblica, perché "facilita l'ingresso di aziende".

"Noi denunciamo da quattro anni il cambiamento di un sistema pubblico in un’assicurazione sul modello statunitense. Paghiamo le tasse, anche i non regolarizzati, NON si può permettere che la sanità pubblica sia pregiudizievole per la salute," ha ribadito.
Allo stesso modo, l'assessore socialista del Comune di Madrid, Antonio Miguel Carmona, ha criticato la nomina di Fatima Banez come nuovo ministro e ha detto che vede "normale" che si è deciso di metterla in quel posto, dal momento che è "la più avvezza ai tagli ".
Pertanto, egli ritiene che abbiamo bisogno di un governo che "finanzi la salute pubblica", perché i tagli in materia di salute "minacciano" coloro che soffrono di "alcune malattie come l'epatite C".
Infine, Carmona ha detto che la sanità ha necessità di recuperare "gli investimenti e l’universalizzazione che hanno stabilito i socialisti" e che " il governo di Mariano Rajoy  ha tanto danneggiato."

sabato 30 luglio 2016

TISA (Accordo sul commercio dei servizi) : L’IDRA DALLE SETTE TESTE di Alex Zanotelli

TISA (Accordo sul commercio dei servizi)
                                                               
                                                                          L’IDRA DALLE SETTE TESTE
Il profeta dell’Apocalisse descrive la Roma Imperiale come la BESTIA dalle sette teste che rappresentano i sette imperatori. Anche il nostro Sistema economico-finanziario è una Bestia dalle sette teste che sono i sette importanti trattati internazionali (NAFTA, TPP,TTIP, CETA, TISA, CAFTA, ALCA), siglati per creare un mercato globale sempre più liberista sotto la spinta delle multinazionali e della finanza che vogliono entrare nei processi decisionali delle nazioni.
I trattati che ci interessano più direttamente ora sono il CETA(Accordo Commerciale tra Canada e Europa), il TTIP (Partenariato Transatlantico per il commercio e per gli investimenti) e il TISA (Accordo sul commercio dei servizi).Il CETA sta per essere ormai approvato , nonostante le tante contestazioni soprattutto per certe clausole pericolose che contiene. Abbiamo però ottenuto una vittoria: il Trattato dovrà passare al vaglio dei Parlamenti dei 28 paesi della UE, prima di entrare in funzione. E questo ci fa sperare che venga così sconfitto.

Anche per il TTIP sia gli USA che la UE vorrebbero concluderlo entro la fine dell’anno. Infatti nell’ultimo round  di negoziati tenutosi a Bruxelles dall’11 al 13 luglio, i delegati erano concordi nel voler firmare il Trattato prima della fine del mandato di Obama. Ma l’opposizione al TTIP è forte negli USA sia da parte di Trump che di Hillary Clinton, ma anche in campo europeo, da parte di F. Hollande. La posizione del governo Renzi invece è sempre più schierata  a favore dell’accordo. Ma è in crescendo in tutta Europa la resistenza all’accordo, soprattutto in Germania. Ma anche in Italia si sta rafforzando l’opposizione popolare, come abbiamo visto a Roma nella bella manifestazione del 7 maggio scorso. Questa resistenza al TTIP trova una nuova forza nell’intervento dei vescovi cattolici degli USA (USCCB) e delle Conferenze Episcopali Europee (COMECE) che hanno invitato i cattolici a valutare l’accordo sulla base di una serie di principi etici. “E’ cruciale che tutte le persone abbiano voce in capitolo in decisioni che riguardano le loro vite- scrivono i vescovi. La partecipazione va in particolare applicata ai negoziati del TTIP e per altri accordi commerciali. Questi dovrebbero svolgersi in sedi pubbliche e attraverso processi che assicurino che le voci provenienti dai settori più colpiti della società, possano essere ascoltate e i loro interessi riflessi…. In qualsivoglia accordo devono venire fuori. “ E’ l’opposto di quanto avviene con il TTIP. Possiamo dunque sperare in una vittoria:è troppo presto per dirlo. Dobbiamo continuare a rimanere vigili.

Mi fa invece ancora più paura l’altra testa dell’idra: il TISA, il Trattato sul Commercio dei servizi ,come scuola, acqua, sanità! Si vuole la privatizzazione di tutti i servizi. Purtroppo si conosce poco di questo trattato e se ne parla poco. I negoziati sono in corso a Ginevra in grande segretezza. Vi partecipano i delegati delle 28 nazioni della UE e di 22 altre nazioni tra cui USA,Canada, Australia e Giappone. Gli interessi e gli appetiti sono enormi perché solo negli USA i servizi rappresentano il 75% dell’economia. Mentre la UE è il più grande esportatore di servizi nel mondo con milioni di posti di lavoro.Ora sappiamo qualcosa di più delle trattative in atto tramite le rivelazioni di Wikileaks. Tra i documenti troviamo una lettera dell’ambasciatore USA M. Punke, vice presidente per il commercio degli USA che propone ai negoziatori delle regole per la gestione dei documenti TISA i quali dovrebbero rimanere segreti per cinque anni a partire dall’entrata in vigore dell’accordo.In base ai documenti rilasciati da Wikileaks le nazioni che aderiranno al TISA potranno darsi le loro regole per il ‘mercato dei servizi’, ma dovranno pubblicare con dovuto anticipo queste regole. Questo permetterebbe alle multinazionali di fare i loro giochi. Sulle aziende di Stato, il TISA prevede che queste non possono dare la preferenza ai fornitori locali. Per di più ogni Stato dovrà fornire agli altri una lista di tutte le sue aziende di Stato con tutta una serie di informazioni su di esse. Lo scopo fondamentale di tutto questo è quello di permettere alle multinazionali e alla finanza di mettere le mani sui servizi, dall’acqua alla scuola.www.stop-ttip-italia.net)
“I negoziati stanno procedendo a passo veloce e le parti del negoziato sono impegnate a concludere le trattative entro quest’anno”, così afferma Viviane Reding, attuale relatore della UE ai negoziati TISA. Ho molta paura che con il TTIP in difficoltà per il momento ( e questo anche grazie alla forte resistenza popolare), la Bestia non alzi l’altra testa , il TISA, il più pericoloso e minaccioso dei trattati in discussione. Rischiamo che i servizi fondamentali come quelli idrici, sanitari, educativi… finiscano nelle mani dei poteri economico-finanziari mondiali. Sarebbe la più grande vittoria del mercato globale. Non lo possiamo accettare. Dobbiamo tutti, credenti e laici, metterci insieme per dire No a questa Bestia dalle sette teste che vuole imporre il mercato globale neoliberista.(Per informazioni:
Insieme ce la possiamo fare.

                                                                             Alex   Zanotelli
Napoli,28 luglio 2016

giovedì 21 luglio 2016

CUBAN BEATS ALL STARS (recensione musicale a cura di Amerigo Sallusti)

recensione musicale a cura di Amerigo Sallusti
CUBAN BEATS ALL STARS

Le radici della musica cubana si possono trovare nei cabildos, ritrovi sociali auto-organizzati per schiavi africani. Ogni cabildo riuniva una etnia o più gruppi etnici sovraregionali (riferendoci all’Africa, il luogo di origine). I cabildos principali erano tre: gli Yoruba, i Congolesi, i Dahomey. Senza dubbio all’interno di un cabildo erano presenti più culture, che vennero preservate anche dopo l’abolizione della schiavitù nel 1886. Sono poi tre i fondamentali filoni musicali. Il primo è quello del sòn, genere di matrice spagnola e africana, la cui evoluzione ha portato alla nascita negli anni trenta di famosissimi gruppi detti septetos e sextetos. Un secondo filone, il danzon, attinge alla tradizione francese ed è una forma dai toni più sommessi e affidata a una strumentazione composta per lo più di strumenti a corda. Il terzo è infine attribuibile integralmente alla cultura africana. Sicuramente gli strumenti più importanti sono i tamburi, dei quali originariamente ne esistevano 50 tipi diversi; oggi abbiamo bongo, congas e batà. Parimenti importanti sono le claves ed il Cajon. E proprio su questi due ultimi strumenti si innerva il suono “tradizionalmente” moderno dei Nostri. Che germinano dalla strepitosa band (cubana anch’essa) degli Orishas che ad un certo punto si diede diverse esplorazioni musicali per i componenti la stessa. Quattro quinti d’essa confluì nei Cuban Beats All Stars dando vita ad un meltin’ pot musicale davvero caleidoscopico, tradizione cubana con suoni tipicamente urbani, loop elettronici con nenie tribali e con una gamma di temi affrontati quali la critica sociale, la strenua difesa dell’ambiente, la stigmatizzazione dei perbenismi, la difesa dei liberi costumi…con il sottofondo di un suono magico e cangiante come a leggere le pagine più belle di Garcia Marquèz ed il loro clima straniante. Hiram Riverì (voce) Nelson Palacios (voce, violino e piano) Vladimir Nùnèz (percussioni e cori) Dj Tillo (dj e cori), un combo lanciato per sentieri immaginifici in cui la canciòn (genere che trova origini nelle forme della musica popolare spagnola come tirana, polos e boleros a base di melodie intricate e scure conditi da testi enigmatici che nel tempo divennero più esplicitamente sociali quando la canciòn venne “presa” a stumento dai trovadores, un movimento di musici itineranti ispirati direttamente dal popolo minuto) si mescola allo Changuì (stile  musicale che nasce intorno al 1800 nella regione di Guantanamo e si sviluppò nelle raffinerie della canna da zucchero e nelle comunità rurali popolate dagli schiavi –un po’ come lo stevedore, il genere musical-vocale dei portuali americani che darà le basi per il primissimo blues- e che combina la chitarra delle desolate lande spagnole –del tempo- con i ritmi africani e le percussioni di origini Bantu Arara) insieme alle iperboli del polistrumentista Roy Pinatel, ormai il quinto membro fisso, diplomato al conservatorio di Santiago di Cuba ed amante del jazz che si frantuma nel Hip Hop. Per l’appunto l’Hip Hop con i tradizionali stilemi che lo contraddistinguono a dare un confine musical al tutto. E quindi ampie parti vocali di solo parlato, tessiture elettroniche downtempo, beats elettronici, percussioni tribali, litanie chitarristiche catalane...la globalizzazione, quella delle culture però. 

LEONARDO/FINMECCANICA: “ingenuità” al vostro servizio. Moretti vende anche FATA LOGISTIC (da ADL Varese)


LEONARDO/FINMECCANICA: “ingenuità” al vostro servizio
Moretti vende anche FATA LOGISTIC
Drastica riduzione del fuori casa: migliaia di lavoratori rischiano il posto

Prosegue la cura dimagrante dell’azienda parastatale diretta dall’AD nominato dalla forza politica ora in auge, cura dimagrante fatta per tentare di risanare (secondo l’AD) una situazione che stava per portare al tracollo l’intero gruppo. Secondo le teorie dell’AD è necessario mantenere il controllo dell’Alta Tecnologia mentre tutto il resto serve solo per fare cassa. Ora tocca a FATA Logistic che gestisce la logistica e la movimentazione dell’intero gruppo e che M. M. si prepara a vendere al miglior offerente rappresentato solo da multinazionali estere (DHL, FEDEX ecc.), che agiscono all’interno degli appalti attraverso il massiccio uso di cooperative con “dipendenti” con bassi stipendi e con poche tutele, nel silenzio assordante dei soliti sindacati.

Quale sarà la prossima azienda da “sacrificare”? FGS???


Da Frosinone a Varese, dall’Inghilterra all’Italia e da Grottaglie a Torino, sono già iniziati i trasferimenti “forzati” di lavoratori voluti dall’AD allo scopo di riequilibrare le forze da dove c’è poco lavoro a dove, invece, si deve arginare un picco produttivo; In realtà il “picco produttivo” viene creato grazie alla riduzione di centinaia di migliaia di ore di attività “fuori casa”, attività esternalizzate da decenni (sempre per volere di Finmeccanica), che ci sta portando alla massiccia perdita di Know-how e che ora ci presenta un conto salato da pagare: solo in Agusta si parla di 300 lavoratori lasciati a casa in un anno, lavoratori che sono in azienda da decenni e che sarà difficile rimpiazzare visto il loro livello di conoscenza acquisito; un altro contraccolpo da assimilare grazie agli errori di valutazione da parte di chi agisce velocemente ma ragiona molto lentamente.   Le aziende dell’indotto ringraziano per la cortesia.

“…… fornitori non all’altezza della qualità del prodotto richiesta dal cliente; troppi “modelli” sul mercato; enormi investimenti per macchinari mai usati in favore di aziende esterne poco qualificate; abbiamo troppi operai rispetto agli impiegati; un quarto dell’engineering non è in grado di progettare un prodotto di qualità; molti dirigenti hanno fatto carriera non per motivi professionali; ci sono “siti” con dipendenti che non timbrano la presenza; dobbiamo fare massicci investimenti nel militare a discapito del civile; ennesimo cambio del nome necessario per “ripulire” l’azienda; una classe politica inadeguata per questa azienda;....…”

Questo è il pensiero del nostro ben amato AD espresso in modo abbastanza chiaro durante la sua audizione in parlamento ma che non si sta concretizzando con dei buoni  risultati, anzi, tutt’altro:  continuare a criticare la classe dirigente non è il modo migliore per farla produrre; controllare tutti i budget di spesa e rinegoziare tutti gli appalti al ribasso non si traduce in un migliore servizio; investire nel militare quando è il civile che ci tiene in piedi non vuol dire avere intuito negli affari;
Ai nostri errori si stanno sommando gli errori dovuti all’inesperienza e all’arroganza di chi pretende di sapere tutto….. così non si rischia il tracollo?

20 Luglio 2016
ADL – Sindacato di Base

lunedì 18 luglio 2016

TURCHIA, sul colpo di stato militare : La dichiarazione dell'Unione dei Lavoratori Industria alimentare della Turchia (GIDA-IS)


sul colpo di stato militare in Turchia riceviamo, tramite la Rete Sindacale Internazionale di Solidarietà e Lotta, da  Bilge Coban, Direttore dell'International Relations Department del sindacato Union of Food Industry Workers of Turkey(GIDA-IS), Member of the Confederation of Progressive Trade Unions of Turkey(DISK) , e pubblichiamo la

Dichiarazione dell'Unione dei Lavoratori dell'Industria alimentare della Turchia (GIDA-IS) sul colpo di stato militare in Turchia







Tarih:18.07.2016

La soluzione è la protezione dei diritti democratici e delle libertà politiche!
La soluzione è la lotta unitaria di tutte le masse oppresse e proletarie!
Con tutti i colpi di stato militari, la Turchia ha sperimentato la restrizione della libertà e la sospensione dei diritti fondamentali della classe operaia. Sospensione della Costituzione, lo smantellamento dello stato di diritto, la sospensione delle libertà non può essere accettabile, indipendentemente da quale tipo di giunta e mentalità autoritaria provengano. Perché sappiamo che tentativi di golpe militari non sono e non potrebbe mai essere l'antidoto alla politica di un uomo, un partito, perseguita oggi da Tayyip Erdoğan e dal governo dell'AKP.
Inoltre, tali tentativi saranno utilizzati come base per una più rapida e più violenta attuazione di queste politiche.
Erdoğan e il governo dell'AKP, chiamando i loro sostenitori per le strade "contro i congiurati", cercheranno di utilizzare questa situazione per porre riparo alla loro reputazione scossa - il risultato di politiche interne ed esterne opportunistiche e incoerenti - e per raggiungere le loro mira reazionarie e fasciste .
E 'chiaro che tutti i cittadini di Turchia delle diverse nazionalità e credenze, messi in una posizione tra l'incudine e il martello, non possono essere sottoposti ad una scelta solo tra un colpo di stato militare e una dittatura di un uomo, di un partito unico.
L'unica scelta e il percorso per la liberazione del popolo è la creazione di una Turchia che sia veramente laica e democratica. La via d'uscita da questo assedio antidemocratico è la salvaguardia dei diritti democratici e delle libertà politiche. La soluzione è la lotta per la democrazia di un popolo.

Seyit Aslan, 
Presidente 
DISK-GIDA-IS (Union of Food Industry Workers of Turkey)

venerdì 15 luglio 2016

FRANCIA Strage a Nizza: camion sulla folla e spari, almeno 73 morti. «Attentato» (da Corriere.it)


http://www.corriere.it/esteri/16_luglio_14/francia-camion-folla-nizza-almeno-15-morti-diversi-feriti-1f01662a-4a09-11e6-8c21-6254c90f07ee.shtml?refresh_ce-cp

Intorno alle 22.30 il mezzo ha investito le centinaia di persone assiepate sul lungomare per i fuochi d'artificio del 14 luglio. Scambio di colpi con la polizia, ucciso il conducente
di Salvatore Frequente, Stefano Montefiori e Paolo Ottolina,

Una nuova strage ha colpito la Francia. Stavolta a Nizza, nel sud del Paese, dove giovedì sera un camion ha travolto la folla sul lungomare, la celebre Promenade des Anglais, gremita durante i fuochi d’artificio per i festeggiamenti del 14 luglio, festività nazionale oltralpe. La Procura di Nizza, contattata da France Tv, stima che i morti potrebbero essere 60, oltre a un centinaio di feriti. Molti i corpi a terra coperti da teli blu. Secondo le testimonianza, il camion è salito sulla Promenade procedendo a forte velocità, 60-70 chilometri orari, e ha proseguito la sua corsa falciando la folla per almeno 300 metri. Quello che sembrava un incidente in breve ha preso le sembianze di un nuovo attentato terroristico. Testimoni hanno riportato che dal mezzo pesante partivano anche spari contro la folla. «Sono state colpite anche persone che erano in spiaggia» ha detto un testimone. La polizia, secondo quanto si apprende, ha risposto al fuoco: ucciso il conducente del mezzo pesante, mentre un complice sarebbe ancora in fuga. Sul camion, secondo una fonte locale citata da “Le Figaro”, sono state trovate molte armi, fucili e granate.

giovedì 14 luglio 2016

Puglia, scontro tra treni : Ipocriti !! Tutti……. giornali, televisioni, politici ! - Comunicato della redazione di Ancora IN MARCIA del 14 LUGLIO 2016

ancora
IN MARCIA
Rivista mensile dei macchinisti dal 1908

- COMUNICATO -
Ipocriti!! Tutti……. giornali, televisioni, politici!
Dobbiamo ancora una volta registrare un metodo tutto italiano di volontà di risolvere i problemi di
sicurezza dei trasporti solo dopo che avvengono gravissimi incidenti come quello appena accaduto in
Puglia dove due treni regionali si sono scontrati frontalmente causando la morte di 25 persone e il
ferimento di oltre 50, tranne poi dimenticare tutto appena si spengono i riflettori.
Stride vedere due mezzi nuovi, dotati dei moderni sistemi di sicurezza a bordo, ma del tutto inutili e
inutilizzabili se usati su una linea non attrezzata, con circolazione affidata al preistorico " BLOCCO
TELEFONICO.
E' quantomeno assurdo che il Ministero dei Trasporti autorizzi certi sistemi di circolazione in deroga alle più elementari norme di sicurezza. Lo scorso anno affrontammo proprio tale incongruenza dalle pagine della nostra rivista lanciando l'allarme e chiedendo un intervento risolutivo dell'Agenzia Nazionale per la Sicurezza Ferroviaria (ANSF), nulla è stato fatto da allora, mentre continuiamo ad ascoltare le solite frasi che parlano di “errore umano”.
Oggi, quelle 25 vite umane sarebbero salve se fossero stati fatti investimenti per mettere in sicurezza
tante altre linee, gestite privatamente e in concessione, con rischiose deroghe normative.
Si preferisce, invece, continuare a cambiare Manager con lauti stipendi senza che mai nessuno di loro
paghi per i loro piani fallimentari.
Si preferisce innalzare l’età pensionabile dei macchinisti ed dei ferrovieri a 70 anni e si pretende che non sbaglino mai!
Si preferisce aumentare loro le ore ed i carichi di lavoro per poi avere un capro espiatorio.
Non ci stiamo a questa retorica!
Chiediamo rispetto per i morti, e rispetto per tutti coloro che ogni giorno cercano di far funzionare la
ferrovia nonostante dirigenti incapaci e politici che non pagano mai!
Esprimiamo tutto il nostro cordoglio ai familiari delle vittime, ai familiari dei colleghi coinvolti e l'augurio di una pronta guarigione ai numerosi feriti, come macchinisti siamo i primi a sentire il peso di un disastro ferroviario tanto grave quanto evitabile.

La redazione di Ancora IN MARCIA.
14 LUGLIO 2016

Incidente Ferroviario Puglia [12/07/2016], CAT : Quando lo stato latita e si guarda solo al risparmio!

Quando lo stato latita e si guarda solo al risparmio!

Innanzi tutto non vogliamo usare parole fredde come cordoglio, vogliamo unirci in un grande abbraccio e circondare tutte le persone colpite dal dolore per il disastroso incidente ferroviario occorso in Puglia. 
Le immagini e le notizie che ci arrivano hanno lasciato tutti noi profondamente sconcertati e commossi, una commozione mista a rabbia.
Ci dispiace constatare che il totale disinteresse istituzionale per le priorità per le quali come categoria sono anni che ci battiamo:
  • garantire sicurezza ad utenti e dipendenti su tutta la rete.
  • contrastare privatizzazioni che mirano unicamente al profitto al di fuori di regole comuni.
  • turni umani per il personale dell'esercizio.
sia molto probabilmente concausa della tragedia.
foto1
Mentre arrivano notizie frammentarie e allarmanti di uno scontro fra 2 treni su una linea a binario unico in Puglia fra Ruvo di Puglia e  Corato, il presidente del consiglio Renzi lancia messaggi tranquillizzanti dicendo che non si fermerà senza arrivare alla verità.
foto2
Quei treni della Ferrovia Nord Barese erano relativamente nuovi e questo indica che investimenti orientati al confort della clientela erano stati effettuati, una bella operazione d'immagine!
Ma la linea è gestita con sistemi di sicurezza di oltre cinquant'anni fa. Liberalizzare il trasporto ferroviario con il mero obbiettivo di inseguire economie privatistiche porta solo a disastri.
Anche questa volta tenteranno di archiviare il tutto dietro al solito "errore umano" ma la verità è che se la politica non inizia a ragionare seriamente sui trasporti definendo regole eguali per tutti gli operatori del settore sia per quanto riguarda la sicurezza dell'infrastruttura che per l'orario di lavoro del personale, questi disastri sono destinati a ripetersi.
La protezione civile parla di 12 morti, altre notizie parlano di oltre 20 morti accertati e di circa 35 feriti.
Difficoltà per le operazioni di soccorso sulle prime 2 vetture dei rispettivi treni che si sono sgretolate nel devastante impatto.
foto3
Non ci possono essere cittadini di serie A e cittadini di serie B, lavoratori di serie A e lavoratori di serie B
La tecnologia attuale avrebbe potuto evitare questa strage, e chi ha privilegiato investire in 'altro' piuttosto che in sicurezza è colpevole!
Il GOVERNO ed il Primo Ministro Renzi DEVONO essere più concentrati a garantire a TUTTI I CITTADINI ITALIANI le stesse opportunità per viaggiare in TOTALE SICUREZZA.
In queste drammatiche occasioni la sicurezza in ambito ferroviario torna tristemente alla ribalta e riguarda la società intera e non solo i ferrovieri. Noi ci uniamo come ferrovieri e come cittadini al dolore degli amici pugliesi.
Approfondimenti.
http://www.associazionecat.it/
Nastrino lutto
 

Per gli amici pugliesi

"Quando un uomo muore,
non viene strappato un capitolo dal libro,
ma viene tradotto in una lingua migliore."
[John Donne]

Stati Uniti,superpotenza in crisi.Dopo i tragici fatti di Dallas (da pennabiro.it)

http://www.pennabiro.it/stati-unitisuperpotenza-crisi-tragici-fatti-dallas/ 

Stati Uniti,superpotenza in crisi.Dopo i tragici fatti di Dallas

di Osvaldo Pesce
I tragici fatti di Dallas sono avvenuti a pochi mesi dalle elezioni americane.Le elezioni presidenziali di novembre in USA sono particolarmente importanti, per i contenuti emersi nella campagna e il dibattito che hanno sollevato in una fase di grave crisi economica e sociale del paese. Il miliardario ‘politicamente scorretto’ Trump ha avuto facile successo nelle primarie contro dei candidati insulsi perché ha posto due temi chiave: il lavoro che manca e il deficit commerciale americano con la Cina, i paesi Opec e l’UE; gli avversari Sanders e Clinton hanno dovuto inseguirlo su questo terreno.
Wall Street è riuscita a trasferire la crisi finanziaria sull’Europa, mettendone a dura prova le banche e i debiti pubblici; ma la crisi è strutturale e globale e non si supera. Obama ha gestito gli interessi industriali (auto, shale oil and gas) e soprattutto ha finanziato le banche. Il loro salvataggio costò alla Fed dal 2007 al 2009 7.700 miliardi di dollari, metà del PIL, facendo guadagnare ad esse 13 miliardi, mentre quello della Chrysler, più o meno l’unico intervento pubblico nell’industria statunitense, costò solo 6 miliardi (Corriere 2.12.2011 e 30.3.2009). Quindi è chiaro che si butta denaro pubblico nelle banche molto più che nel salvare industrie, meno che mai nel sostenere i redditi dei lavoratori e delle minoranze.
La società americana è in declino: la povertà e la disoccupazione reale crescono, i conflitti sociali e razziali non sono affatto risolti (né coi lavoratori poveri, né con gli afroamericani né coi latinos), e questo è in drammatica evidenza dopo le uccisioni di neri, le proteste, il sanguinoso attacco di Dallas.
Interi quartieri sono abbandonati al degrado (e anche intere città, come New Orleans, devastata da Katrina, o Detroit dimezzata dalla crisi dell’auto). Dai dati di inizio 2015, il 39% dei lavoratori guadagna meno di 20.000 dollari (la soglia della povertà per una famiglia di 4 persone è 23.000 dollari): solo il 44% degli occupati lavora 30 o più ore settimanali; degli americani in età lavorativa 8,7milioni sono ufficialmente disoccupati e 92,9 milioni sono “non forza lavoro”(casalinghe, studenti, pensionati, militari, “forze di lavoro potenziali”, disoccupati da molto tempo).
Un quarto degli americani hanno più debiti del valore di quanto possiedono, il 47% della popolazione non può permettersi il pronto soccorso, 46 milioni di persone ricorrono ai banchi alimentari (ora proibiti in alcuni stati, Oklahoma, California ecc), un americano su sette rischia la fame. Chi vive nella precarietà economica abbandona l’auto non avendo 400 dollari per ripararla, perde la casa col mutuo che non riesce a pagare (e la sfascia prima di lasciarla alla banca); in California c’è gente che vive nelle aiole, a New York la polizia ha identificato 80 accampamenti di senzatetto ecc.
Lo 0,1% delle famiglie americane ha ricchezza pari a quella del 90%. Undici milioni di famiglie vivono e lavorano negli Stati Uniti illegalmente, un milione e mezzo vivono con meno di due dollari al giorno; nel 2015 un bambino su cinque usufruiva di buoni pasto e 2 milioni e mezzo vivevano in rifugi, per le strade, nelle macchine, o in campi senza alcuna tutela, a causa della povertà e delle violenze familiari. (lettera43, Avvenire 17.11.2014 ubiminor.org 27.11.2014)
La rabbia e l’opposizione crescono: secondo Pew Research per gli americani le misure del governo sono inefficaci per la classe media (72%) e le piccole imprese (68%), e hanno fatto fare “un grosso affare” alle grandi banche e alla finanza (52%).
Trump fa leva sulla mancanza di lavoro per propagandare il suo isolazionismo (“America first”) soprattutto verso i bianchi poveri e il ceto medio compresso verso il basso.Afferma che ci vuole più sicurezza, non si può lasciar entrare gli immigrati né dare la cittadinanza a chi nasce nel paese, va rafforzata la barriera col Messico;anche l’atto terroristico anti-gay a Orlando ha giovato alle sue sparate anti-islamici e a favore del libero commercio delle armiBisogna cambiare i rapporti con la Cina “anche a rischio di una guerra commerciale” e riportare a casa le industrie: “alle aziende che esportano la produzione in Messico dirò: metterò un dazio del 35% su ogni prodotto che venderete in America”. Ci si deve sganciare dagli impegni in Medio Oriente – “le nostre azioni in Iraq. Libia e Siria hanno aiutato l’Isis” – e sbarrare l’accesso ai musulmani. Ci vogliono più lavoro e salario con più esenzioni fiscali, tasse al 15% del reddito d’impresa grande o piccola che sia, più petrolio statunitense e niente tutela ambientale (” non si può distruggere la competitività delle fabbriche americane per prepararsi a un inesistente riscaldamento globale”), meno debito pubblico, niente tutele sanitarie e far contribuire gli alleati NATO ai costi della loro difesa.
Ai suoi comizi crescono le contestazioni degli avversari; è la prima volta che questo accade, finora avvenivano alle convention del proprio partito: si ricorda ancora quella alla convention democratica del 1968 a Chicago, dopo gli assassinii di Martin Luther King e di Robert Kennedy, contro Humphrey, la guerra nel Vietnam e il razzismo.
Hillary Clinton dichiara: “Nessuna banca è troppo grande per non fallire e nessun manager è troppo potente per non andare in prigione”, e si tira dietro ai comizi l’ex senatore Barney Frank, il coautore – dopo i disastri del 2008 – della riforma Dodd-Frank dei mercati finanziari (deregolamentati proprio da Bill Clinton); ma (su 120 milioni raccolti) alla fine di dicembre 2015 circa 21,4 milioni di dollari per la sua campagna elettorale provenivano da donazioni di hedge fund, banche, compagnie di assicurazione e altre società di servizi finanziari; in tutto, donatori di Wall Street e altre società finanziarie le hanno dato 44,1 milioni di dollari, più di un terzo del totale (gli speculatori George Soros e Donald Sussman le hanno versato rispettivamente 8 e 2,5 milioni, la sostiene anche il finanziere miliardario Warren Buffett).
Promette di opporsi a qualsiasi nuova tassa per le famiglie che guadagnano meno di 250 mila dollari l’anno, di volere un minimo salariale di 12 dollari l’ora, parità salariale tra uomini e donne, maggiori crediti d’imposta per le famiglie disagiate e diritto all’asilo nido per i figli dei lavoratori, di promuovere i diritti delle donne, delle minoranze, degli immigrati e dei gay, ma fatica a presentarsi come una donna comune, è troppo ricca e influente: ha incassato più di 3,7 milioni di dollari da discorsi a pagamento organizzati da banche e società finanziarie dal 2013 ad oggi (e il marito di Chelsea traffica in hedge fund, con clienti legati ai Rotschild e alla Goldman Sachs, la più potente banca d’affari).
L’anno scorso la stampa americana ha svelato che circa due milioni di dollari di fondi, raccolti dalla Fondazione Clinton sin dal 2001, venivano da donazioni di Arabia Saudita, Qatar, Kuwait e Oman, altri donatori erano Algeria, Brunei, gli Emirati; alla campagna di Hillary contribuiscono per 270 mila dollari lobbisti che da anni curano gli interessi di compagnie petrolifere, del gas e del carbone. Conseguentemente, è molto più interventista di Obama in Medio Oriente, e tace sul controverso oleodotto Keystone XL, che dovrebbe portare petrolio dal Canada verso le raffinerie americane: non intende abbandonare le fonti fossili (lo shale oil and gas) “ancora fondamentali per lo sviluppo, in particolare in alcune aree” né il nucleare.
Sanders invece promette pesanti tasse sulle attività finanziarie, una netta separazione tra banche commerciali e di investimento (cioè dedite alla speculazione), lo smantellamento delle assicurazioni sanitarie di Obama e l’abbassamento di prezzo dei farmaci per finanziare le cure mediche per tutti a carico dello Stato. Vuole salvaguardare il clima con una carbon tax e la moratoria nucleare. Il suo programma include la lotta alle diseguaglianze di reddito e ricchezza e un sistema di sicurezza sociale, la guerra come l’ultima opzione; l’istruzione universitaria gratuita, la creazione di lavoro pagato in proporzione alle necessità di una vita familiare dignitosa, alloggi a prezzi accessibili, sostegno all’economia rurale; una politica di immigrazione equa e una giustizia senza pregiudizi razziali, più potere ai nativi americani, tutela dei disabili e dei veterani, diritti ai gay e transessuali.
Ha detto: “prometto che sotto un’amministrazione Sanders non vedrete mai un ministro del Tesoro che viene dalla Goldman Sachs”, come fu Rubin sotto Bill Clinton. Non molla la campagna, sostenuto dai giovani, anche se ha metà dei delegati rispetto alla Clinton: ha rifiutato la richiesta di abbandonare fattagli da Obama e Hillary, vuole una convention divisa per combattere sul programma; è disposto a votare la Clinton solo per sbarrare la strada a Trump se diventasse davvero il candidato repubblicano per novembre. Si dichiara socialista, E’ stato eletto senatore da indipendente nelle liste democratiche, se gli sbarrano la strada, come è probabile, vorrebbe fare un partito nuovo della sinistra attraverso una ‘convenzione del popolo’.
La campagna è sempre più dura, con scontri fra i candidati e nelle piazze; fra i repubblicani Trump è a corto di fondi, e si troverà contro nuovi candidati che però dovranno affrontare i temi gettati in campo da lui; se sarà sconfitto potrebbe presentarsi come indipendente. Entrambe le convention saranno quindi combattute, chiunque sarà il vincitore dovrà esprimersi riguardo sia all’alta finanza, sia all’isolazionismo o meno, sia a politiche sociali, e chi infine sarà elettoPresidente dovrà tentare di rispondere al malcontento popolare emerso nelle piazze, ma di fatto il programma di governo sarà quello voluto dall’1% di straricchi e da Wall Street.
Da qui a novembre la strada è ancora lunga, potrebbero avvenire molti imprevedibili sviluppi, anche nelle relazioni internazionali: sono in gioco i rapporti con la Cina e il suo progetto di ‘nuova via della seta’; con i paesi del petrolio coinvolti dalle guerre e danneggiati dallo shale oil; i trattati economici con gli alleati in Europa e Asia sono in stallo (TTIP/TISA e TPP).Obama preme in tutti i modi sulla Unione Europea per la firma del TTIP prima delle elezioni della nuova presidenza.Negli Stati Uniti e qundi nel mondo niente sarà come prima.