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sabato 14 gennaio 2017

Sona Maya Jobarteh, virtuosissima musicista (recensione musicale a cura di Amerigo Sallusti)

Sona Maya Jobarteh, virtuosissima musicista (recensione musicale a cura di Amerigo Sallusti)
Sona Maya Jobarteh è certamente da considerare quale virtuosissima musicista di kora, strumento cordofono tradizionale dell’Africa occidentale, proveniente da una nota famiglia di griot  di etnia mandinka del golfo di Guinea, golfo che fece da propagatore per i cantastorie locali, che da lì si irradiarono al Mali, al Senegal, al Gambia…
Come polistrumentista, cantante, compositrice e produttrice Sona è tra le grandi donne d’Africa che si sono impegnate nel rompere la tradizione maschilista di impedire alle donne di suonare gli strumenti musicali, quali prerogativa strettamente maschile. Infatti i griot (quali detentori della conoscenza sulle tradizioni, le gesta degli antenati, gli alberi genealogici dei clan, ovvero dell’intera tradizione orale del popolo) sono tradizionalmente maschi, radicata consuetudine che Sona ha deciso di interrompere. Nipote del maestro griot Amadu Bansang Jobarteh ha collaborato come cantante, chitarrista e interprete della kora con importanti artisti internazionali quali Toumani Diabatè, Juldeh Camara e Sambou Suso, ritagliandosi però sempre un proprio spazio caratterizzato e caratterizzante una vera e propria sperimentazione artistica nell’ambito di stilemi musicali tradizionali.
L’album che ne dimostra tutte le capacità è Fasiya del 2011 che raccoglie tutto il patrimonio musicale dell’Africa occidentale (che è bene ricordare è considerata la “terra madre” del blues) un lavoro pieno di grazia e passione, amore per la propria terra, quale terra d’Africa ma contemporaneamente del mondo.
L’amore declamato in “Jarabi”, la tenacia delle donne africane in lotta per i propri diritti in “Musow”, la disperazione e l’utopia del cambiamento per i bimbi d’Africa in “Fatafina”…Voce, voci; kora, kore – da quella tradizionale a 25 corde della Casamance a quella elettrica, la cosiddetta gravikord-; percussioni e balafon strumenti diversi che danno vita ad un’omogenea mescolanza di suoni e impressioni.
Quindi tradizioni e diaspora dei popoli africani insieme, uomini e donne soprattutto, protagoniste anche grazie a donne temerarie come Sona.

mercoledì 9 dicembre 2015

Gallarate, Caserta Ennesimi femminicidi : L’Associazione Casa delle Donne “ Anna Andriulo” di Gallarate dice BASTA a tutti questi femminicidi


 Comunicato Stampa
09/12/2015

Ancora, ieri, oggi ………a Gallarate, a Caserta, una Donna vittima della mano feroce e assassina del suo compagno.  Che dire? Ogni tre giorni una Donna è vittima di quell’uomo in cui ripone la propria fiducia e….lo Stato, le istituzioni tacciono. Tacciono perché le ricostruzioni sono sempre sommarie imprecise come una qualunque vicenda di cronaca rosa o cronaca nera. Ma l’assassinio di una Donna nell’ambito dei propri affetti, della propria casa, non è una spicciola faccenda di ordinaria follia. E’ il frutto di una cultura patriarcale e sessista che vede la Donna come una “ cosa subalterna” che si può sopprimere e graziare a proprio piacimento.
L’Associazione  Casa delle  Donne “ Anna Andriulo” di Gallarate  dice BASTA a tutti questi femminicidi annunciati e invita tutte le Donne a partecipare all’incontro inaugurale di domani giovedì 10 dicembre 2015 alle ore 19.30 presso CUAC Via Torino 64 Gallarate, per ridare voce  a questa Donna e a tutte le Altre,  vittime di questa cultura machista che ha armato la mano di questi uomini.
Donne che oggi, purtroppo, non possono più ridere, ballare, scherzare, passeggiare,  studiare, lottare e…….amare.

10 dicembre 2015 : inaugurazione dell'Associazione Casa delle Donne "Anna Andriulo" di Gallarate


L’ Associazione Casa delle Donne "Anna Andriulo" di Gallarate vuole essere luogo d’incontro, di relazione, di scambio, di sostegno tra donne; spazio aperto per svolgere attività in ambito nazionale e internazionale, rivolto a tutte le donne, associate e non, a gruppi e ad associazioni che si riconoscono nelle finalità dell’Associazione stessa. Un insieme di iniziative atte a promuovere una cultura di genere, una politica autonoma delle donne, che proponga il suo punto di vista in ogni ambito sociale. L’ Associazione vuole essere un luogo di memoria e di trasmissione della cultura, dei saperi delle donne, dove incontrarsi per mantenere i collegamenti e darsi continuità di azione e prospettive .

venerdì 1 maggio 2015

1° maggio 2015 Yes MayDay... ...NoEXPO !!!!! Milano ore 14.00 Piazza 24 maggio

Milano Piazza 24 maggio ore 14.00

Perché la Terra non si nutre precarizzando società e
territorio, distruggendo oltre 1000 ettari, di terreni
agricoli parchi, o cementificando intere aree
nell’hinterland milanese.

Perché la Terra non si nutre di sfruttamento e precarietà. Nonostante 1,3
miliardi di denari pubblici, fino a oltre 10 con i costi di infrastrutture, pare
strano che 18 mila giovani verranno utilizzati come manodopera gratuita, in
concorrenza con la “privilegiata” manodopera precaria. Precarizzare
definitivamente il mondo del lavoro, sbandierando falsi interessi nazionali.
Così, i governi (Berlusconi, Monti, Letta, Renzi) succedutisi senza interruzione di
continuità (dal 31 marzo 2008 in cui si assegnò l’Expo) hanno tagliato diritti,
reddito e risorse pubbliche, nutrendo speculazione, sfruttamento, precarietà.

Perché la Terra non si nutre di corruzione e cemento, conditi con mafia, politica
e tangenti. Ad oggi pare che si sia arrivati a 2 milioni di euro di tangenti, tra
politici, imprenditori e organizzatori. Tra le società presenti negli appalti, 44
risultano avere legami con organizzazioni mafiose.

Perché la Terra non si nutre avvelenando il cibo, per renderlo più produttivo e
utile agli interessi delle multinazionali, o degli speculatori agroindustriali. Il
cibo è all'attenzione di leggi e accordi internazionali che determineranno il
futuro di ciò che mangiamo. Il TTIP, il trattato Europa-USA ne è un esempio,
dietro alla liberalizzazione commerciale transatlantica, si cela in realtà la
definitiva sottomissione degli Stati alle multinazionali. Il TTIP consentirebbe
alle imprese di citare gli Stati che possano aver leso i loro interessi, presenti,
passati o futuri, con normative democratiche, anche se importanti per i propri
cittadini. Expo2015 è la parte mediatica propagandistica che si inserisce in
questo contesto. Sarà la grande vetrina per tutte le multinazionali
dell’agroalimentare: Coca Cola, Monsanto, Mc Donald, Nestlè, Eataly, e altri che
faranno bella mostra di se all’interno dei vari padiglioni, accattivandosi grandi
e piccini con trucchi e pupazzi che nasconderanno il loro vero volto, fatto da
sfruttamento, morte e veleni.
 ADL Milano
ci si vede in piazza!

venerdì 10 aprile 2015

ATTACCO ALLE PENSIONI : CONVEGNO A ROMA IL 15 APRILE 2015 “PENSIONI PASSATE E FUTURE”

ATTACCO ALLE PENSIONI :  
CONVEGNO A ROMA IL 15 APRILE 2015
CONTINUA L’ATTACCO ALLE PENSIONI: DOPO LA MANNAIA DELLA LEGGE MONTI-FORNERO
SI CONTINUA A FAR CASSA COLPENDO ANCHE LE PENSIONI GIA' EROGATE ?

TRASFORMARE IL WELFARE IN UNA ASSICURAZIONE: QUESTO SIGNIFICA
ELIMINARE IL SISTEMA RETRIBUTIVO E ALLINERARE TUTTI AL CONTRIBUTIVO !

LA DISTRUZIONE DEL WELFARE CONTINUERA’ CON LA SANITA’ ?
A TUTTO QUESTO DICIAMO NO !

INCONTRIAMOCI PER DISCUTERE E DECIDERE !
“PENSIONI PASSATE E FUTURE”
CONVEGNO NAZIONALE15 APRILE 2015 DALLE 10,00 ALLE 13,00
SALA DEL SACRO CUORE  - ROMA, VIA MARSALA 42 - (Stazione Termini)

PARTECIPANO: PROF. MAZZETTI, ON. GIORGIO AIRAUDO E ALTRI


 


"La solidarietà è il primo passo verso la Libertà"
                                                          M. C.

martedì 9 dicembre 2014

PER LA DIFESA E AFFERMAZIONE DEL DIRITTO ALLA SALUTE: INCONTRO A MILANO MERCOLEDÌ 10 DICEMBRE DALLE ORE 17.00 ALLE ORE 20.00 promosso da Rete per la Salute di Milano e Lombardia


PER LA DIFESA E AFFERMAZIONE DEL 
DIRITTO ALLA SALUTE
UN TESTO DI ANALISI E PROPOSTE 

La situazione strutturale del comparto della sanità è oggi caratterizzata da una formidabile messa in discussione del diritto alla salute garantito dalla Costituzione (art. 3, 32 e 41 Cost.): un sistema (SSN) pubblico, universale, gratuito, finanziato dalla fiscalità generale, ugualitario, comprensivo di prevenzione e riabilitazione.
Tale diritto è indebolito dal sistema corruttivo e clientelare, dalla forza delle corporazioni mediche, dalle riduzioni di personale, dalla debolezza dei contratti e dal loro mancato rinnovo. Hanno operato in questo senso l’introduzione dei ticket, l’invadenza partitica e la corruzione, l’approvazione del nuovo titolo V della costituzione (2001) che affida la Sanità alle Regioni, la scelta dell’aziendalizzazione che comporta una sanità fondata su logiche di bilancio, la  progressiva esternalizzazione dei servizi, l’introduzione della libera professione intramoenia,  il blocco del turn over con le conseguenze sulle condizioni di lavoro, gli interventi di limitazione di bilancio e la Spending review.
Ora però il diritto stesso è messo in discussione dalle scelte e decisioni economiche del sistema – nello specifico dalle oligarchie capitalistiche che lo reggono a livello mondiale ed europeo.  La crisi economica mondiale ha infatti orientato i possessori di capitali esuberanti a ricercare, in Italia come altrove, nuove occasioni di lucro nei servizi e nella Sanità privata sostenuta peraltro con il denaro pubblico.
Le proposte dei “nuovi” trattati: il TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership)  e il TISA (Trade in Service Agreement), piegano i servizi, le strutture e quant’altro alle necessità di profitto dei produttori di beni e servizi. Non è da oggi che questo avviene, ma ora viene formalizzato fino a togliere i diritti rimasti e la possibilità di difenderli.
Il PATTO PER LA SALUTE (accordo Stato-Regioni del 2014) ne è un’espressione concreta. In esso si stabilisce il livello di finanziamento per i prossimi 3 anni per il Servizio Sanitario Nazionale – comunque passibile di ulteriore riduzione se le “esigenze di bilancio” lo determineranno – penalizzando le categorie più deboli: anziani cronici, malati mentali (adulti ed età evolutiva), disabili, minori, tossicodipendenti (art. 6 del Patto).
A questo stato di cose risulta difficile contrapporsi: l’attuale sistema medico-industriale è molto potente. E’ in grado non solo di influenzare le scelte delle oligarchie dominanti (economiche e politiche), ma è parte delle stesse. Le contraddizioni, peraltro secondarie rispetto alla ricerca di profitto, non mancano, ma non è semplice inserirsi per acuirle.
Le forze “di classe” in campo non sono nelle condizioni attuali in grado di contrastare in modo radicale tale sistema, anche se vi è un variegato movimento di lotta per la salute che però è molto frammentato e, salvo eccezioni, non pensa sia necessario unirsi per contrapporsi, per articolare la difesa. Anche perché non vi è unanimità di vedute.
E’ possibile ed è doveroso, quindi, organizzarsi per ottenere in primo luogo risultati parziali e, da questi, risalire ad un livello di coscienza più generale che induca le organizzazioni che si rifanno al “movimento” ad unirsi e maturare la stessa comprensione e la stessa teoria.
COSTITUIRE UNA RETE PER LA SALUTE. L’analisi della realtà ci dice che se in questo momento non è possibile costituire un movimento unitario, è forse possibile avere una relazione fra pari, stabilire obiettivi comuni e condivisi e operare con adeguate forme di lotta, per raggiungerli. Per costruire questa rete occorre stabilire delle regole, degli incontri periodici, dei temi comuni, dai quali fare discendere le iniziative e le lotte e per quanto possibile coordinarle.
Il punto di partenza è la concezione del diritto alla salute, piuttosto che quella, più limitata, del diritto alla sanità. Salute è la condizione di benessere fisico e psichico ma anche il nostro diritto di rimanere sani, di non venire avvelenati dall’inquinamento, e in genere di  ottenere la garanzia della prevenzione primaria, ecc. Sanità è l’insieme delle funzioni, delle strutture, delle procedure, e delle persone che hanno il compito di tutelare la salute. Sanità è solo una parte del diritto alla salute: contano di più il reddito, l’istruzione, il lavoro e le sue condizioni, la condizione ambientale, la situazione abitativa e quella culturale. 
Difficile agire su tutto, ma è possibile scegliere temi ed iniziative di lotta legate al proprio territorio e ambiente. Occorre poi riflettere e opporsi alla sanità che contrasta con la salute: l’espansione continua di strutture, strumenti, prestazioni non giustificate, nuovi ospedali imposti dalla ricerca del profitto, tecnologie presunte più evolute, nuovi farmaci copia dei precedenti e non sufficientemente testati, prestazioni poco utili e addirittura dannose.  Un altro nodo è quello di considerare secondari gli interventi sanitari e socio sanitari a favore di categorie che sono poco remunerative. Da qui la forza che assumono le compagnie di assicurazione e la necessità, espressa di nuovo dal patto per la Salute, ma già praticata, anche da diversi sindacati, di contrarre polizze di sanità integrativa.

devono essere messe in discussione tutte le forme che si dirigono verso la mercificazione della sanità e di conseguenza della salute:
·           no al finanziamento a prestazione (drg e creg),
·           no alla libera professione intramoenia,
·           no alla sanità integrativa,
·           no alla trasformazione della sanità in assistenza.
·       no alla monetizzazione della salute (e della sanità): i ticket, le rette delle rsa/rsd, i voucher ma ripristinare i servizi domiciliari.
la sanità deve essere pubblica, universale e gratuita 
(pagata dalla fiscalità generale)
Restringendo il campo territoriale, limitandoci a Milano e Lombardia, si dovrebbe discutere di una piattaforma della nascente rete-movimento, entrando nel merito e definendo modalità e tempi, per cui occorre:
1.   come per la scuola, difendere il servizio pubblico e  pretendere che mantenga i necessari livelli di funzionalità;
2.    organizzare incontri tematici tra Comitati e soggetti membri della rete e con chiunque altro per fare crescere una cultura comune su sanità e salute;
3.      opporsi alla chiusura/ridimensionamento degli ospedali e dei servizi territoriali, in particolare: Ospedale San Carlo, San Paolo, SERT, Consultori, SPRESAL  ecc.;
4.        contrastare il taglio di posti letto (oltre 7000 posti persi in 3 anni e 45.000 dal 2000 al 2009);
5.        denunciare le forme di privatizzazione dirette e indirette;
6.  opporsi specie alle “dimissioni selvagge” dagli ospedali delle persone malate croniche e non autosufficienti;
7.       contrastare speculazioni come la costruzione della Città della Salute ;
8.       rivendicare il diritto all’interruzione volontaria di gravidanza (IVG) per le donne che ne hanno necessità, e contrastare ogni ostacolo a contraccezione, aborto e maternità assistita, compreso l’uso fazioso dell’obiezione di coscienza;
9.      opporsi all’esautoramento delle funzioni di controllo dei Servizi di Prevenzione e sostenere strumenti di controllo di base specialmente per quanto riguarda la salute nei Luoghi di Lavoro;
10.  contrastare ogni peggioramento dei contratti, ogni attacco alle condizioni di lavoro del personale e garantirne la protezione nelle emergenze (es. la  pandemia dell’Ebola);
11.    combattere le esternalizzazioni.
12. garantire l’applicazione delle leggi che devono assicurare un piano di bonifica e risanamento dall’amianto, in particolare di scuole ed edifici pubblici e il sostegno alle vittime e ai familiari.

TAGLI ALLA SANITA' PUBBLICA




Lavoro e salute: gli operai vivono cinque anni in meno dei dirigenti (da Repubblica.it) Uno studio dell'Inmp, l'istituto delle malattie della povertà, evidenzia...

http://www.repubblica.it/salute/2014/12/02/news/lavoro_e_salute_gli_operai_vivono_cinque_anni_in_meno_dei_dirigenti-101949460/?ref=HREC1-28

Lavoro e salute: gli operai vivono cinque anni in meno dei dirigenti

Uno studio dell'Inmp, l'istituto delle malattie della povertà, evidenzia come la mancanza di beni materiali e il basso titolo di studio rendano più fragili i lavoratori
 

ROMA - Le differenze sociali pesano anche sulla longevità. Un dirigente maschio può contare su un'aspettativa di vita di cinque anni più elevata rispetto ad un operaio non qualificato della sua stessa età. E le aspettative crescono progressivamente salendo lunga la scala sociale. La povertà minaccia la salute, dunque. Mancanza di beni materiali e reti di aiuto, disoccupazione, lavoro poco qualificato, basso titolo di studio sono tutti elementi che rendono più fragili i cittadini, in Italia come in Europa: si ammalano di più, guariscono meno, perdono autosufficienza. E se si potessero cancellare con una bacchetta magica queste disuguaglianze, si stima un possibile 'risparmio' di più del 25% delle morti tra gli uomini e di oltre il 10% tra le donne.
Questi alcuni dati di cui si è parlato al convegno promosso, oggi a Roma, dall'Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti e delle malattie della povertà (Inmp). Nel corso dell'incontro è stato presentato il 'Libro bianco sulle diseguaglianze in salute': una dettagliata fotografia del Paese che è stata sviluppata in accordo con gli obiettivi di contrasto ai gap in tema di salute, previsti nel progetto interregionale Inmp 2013-2015.
Secondo i dati riferiti dall'Istituto, il rischio di morire cresce regolarmente con l'abbassarsi del titolo di studio. Tra gli uomini, considerando un il rischio di un laureato, la mortalità cresce del 16% nel caso di diploma di maturità; del 46% con il solo titolo delle scuole medie, e del 78% con quello delle elementari. Un fenomeno che si verifica anche per le donne e riguarda tutti gli indicatori di salute: ammalarsi, restare a lungo con la malattia, finire male a causa di una patologia. In Europa si osservano diseguaglianze più moderate nei Paesi mediterranei, intermedie nell'Europa continentale, molto più intense all'Est. Anche in Italia si registrano differenze maggiori nelle regioni del Sud. La variabilità delle differenze mostra, secondo l'Inmp, che si tratta di un fenomeno evitabile.
Combattere le diseguaglianze, oltre a ridurre notevolmente la mortalità - 25% negli uomini e 10% nelle donne - è necessario, spiega l'Inmp, non solo perché sono ingiuste, ma anche perché sono evitabili e inefficienti per il Paese. Rappresentano, infatti, un freno allo sviluppo sociale ed economico, in quanto presuppongono l'uscita precoce dal mercato del lavoro di persone altrimenti produttive, un maggior caricodel servizio sanitario, delle politiche assistenziali e del welfare e sono causa di minore coesione sociale, con un impatto complessivo stimato intorno al 10% del Pil.
Se si potesse intervenire sui meccanismi che generano la diseguaglianza fino ad eliminarle - spiega l'Inmp - si potrebbero guadagnare notevoli miglioramenti in salute. I dati del 'Libro bianco' indicano la strada per intervenire con politiche che non riguardano solo il servizio sanitario nazionale.

domenica 31 agosto 2014

Allarme lavoro, ogni giorno persi mille posti. Squinzi: “Siamo tornati ai tempi peggiori”

Allarme lavoro, ogni giorno persi mille posti. Squinzi: “Siamo tornati ai tempi peggiori”
Disoccupazione vicina ai massimi: 12,6% a luglio. Per i giovani tasso in calo al 42,9%. Il ministro Poletti: «I dati seguono l’andamento altalenante dell’economia»
L'originale dell'articolo del quotidiano LA STAMPA qui di seguito ripreso si può trovare al link: 
ANSA 29/08/2014: Torna a salire il tasso di disoccupazione. A luglio, informa l’Istat, si è attestato al 12,6%, in aumento di 0,3 punti rispetto al mese precedente e di 0,5 punti nei dodici mesi.
I dati provvisori indicano che gli occupati a luglio sono calati di 35 mila unità: è come se si fossero persi più di mille posti al giorno. Il dato riporta il tasso dei senza lavoro ai livelli di maggio, appena sotto i massimi storici. Nel secondo trimestre per gli uomini il tasso rimane stabile all’11,5%, mentre per le donne vola dal 12,8% al 13,4%. Aumenta inoltre il divario territoriale: si passa dall’8,4% del Nord al 20,3% del Sud. 
Squinzi: «Situazione drammatica» 
È un «dato drammatico» ha detto il leader degli industriali Giorgio Squinzi nel suo intervento al Meeting di Rimini. «Siamo tornati ai livelli peggiori. Questo è quello su cui dobbiamo riflettere: ritrovare la capacità di trovare lavoro e questo può venire solo dalle imprese». Serve una visione complessiva del Paese, secondo Squinzi: «Un Paese che ha oltre il 40% di disoccupazione giovanile è un Paese che non ha futuro». E, criticando la politica, ha sottolineato «la differenza tra i politici, che pensano alle prossima elezioni e gli statisti, che pensano alle prossime generazioni: ecco noi dobbiamo pensare alle prossime generazioni». Secondo Squinzi, anche il Pil 2014 si avvia a chiudere in negativo dello 0,2-0,3% e per questo serve una scossa: «Gli italiani devono essere pronti a un periodo di austerità nei prossimi anni per tornare alla ripresa e alla crescita dell’occupazione».   
Poletti: «Effetto della crisi e di turbolenze internazionali» 
«I dati diffusi dall’Istat evidenziano come l’andamento del lavoro segua quello altalenante dell’economia. Dopo l’incremento complessivo di circa 100 mila occupati nei mesi di maggio e giugno, a luglio calano di 35.000 unità»: questo il commento del ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, al dato sulla disoccupazione. «Sono gli effetti negativi della coda di una lunga crisi dalla quale il Paese sta faticosamente uscendo, cui si sono aggiunte le turbolenze internazionali che stanno pesando sull’economia di tutti i grandi paesi europei - ha detto Poletti -. È un dato positivo l’aumento del tasso di occupazione giovanile, che a luglio cresce dello 0,6% rispetto al mese precedente». 
È dai dati Isfol che arriva il primo segno positivo secondo il ministro: «La semplificazione delle norme sull’apprendistato ha favorito un aumento del ricorso a questa tipologia contrattuale importante per l’inserimento dei giovani - aggiunge il ministro -, quella delle norme per il contratto a termine ha prodotto un moderato aumento dell’utilizzo di questo contratto, senza provocare ripercussioni sul tempo indeterminato che cresce per la prima volta dopo due anni. Confidiamo che queste tendenze si possano confermare e consolidare nei prossimi mesi».
Giovani 
L’incidenza dei disoccupati di 15-24 anni è dell’11,8%, in aumento di 0,1 punti rispetto al mese precedente e di 1,1 punti su base annua. Il tasso di disoccupazione dei 15-24enni è pari al 42,9%, in diminuzione di 0,8 punti percentuali rispetto al mese precedente ma in aumento di 2,9 punti nel confronto tendenziale. I senza lavoro tra i 15 e i 24 anni sono 705 mila.
Stranieri 
La riduzione tendenziale dell’occupazione italiana (-105.000 unità) si accompagna alla crescita di quella straniera (+91.000 unità). In confronto al secondo trimestre 2013, il tasso di occupazione degli stranieri (58,7%) segnala un aumento di 0,6 punti a fronte della stabilità di quello degli italiani (55,4%). 
Industria e costruzioni 
Nell’industria in senso stretto riprende la crescita dell’occupazione (+2,8%, pari a 124.000 unità), dovuta solo alla componente maschile, mentre prosegue la contrazione di occupati nelle costruzioni (-3,8%, pari a -61.000 unità) e nel terziario (-0,6%, pari a -92.000 unità). 
Contratti 
Non si arresta la flessione degli occupati a tempo pieno (-0,5%, pari a -89.000 unità rispetto al secondo trimestre 2013), che in quasi due terzi dei casi riguarda i dipendenti a tempo indeterminato (-0,5%, pari a -57.000 unità). Gli occupati a tempo parziale continuano ad aumentare (+1,9%, pari a 75.000 unità), ma la crescita riguarda esclusivamente il part time involontario che riguarda il 64,7% dei lavoratori a tempo parziale. Dopo cinque trimestri consecutivi di calo, riprende la crescita dei dipendenti a termine (+3,8%, pari a 86.000 unità nel raffronto tendenziale) a cui si accompagna per il settimo trimestre la diminuzione dei collaboratori (-8,3%, pari a -36.000 unità). 
Inattivi 
Nel secondo trimestre 2014 continua la diminuzione del numero di inattivi 15-64 anni (-1,0%, pari a -151.000 unità), dovuto ai 55-64enni e alimentato in oltre otto casi su dieci dalle donne. Il tasso di inattività scende al 36,3%, dal 36,6% del secondo trimestre 2013.


lunedì 30 giugno 2014

[ScioperoDonne] Ci riguarda tutte... una firma non è sufficiente, ma è necessaria

riceviamo e pubblichiamo:
“Se colpiscono una colpiscono tutte”, questo lo spirito che ha animato lo sciopero delle donne ed è con questa consapevolezza che rivolgiamo a tutte questo appello anche a  "vacanze imminenti", perché i licenziamenti non vanno in sciopero nè in vacanza e tanto meno ci va la violenza sulle donne, sia essa sessuale, economica, di Stato:
I licenziamenti al “Brico io” di L'Aquila devono essere ritirati!
Le lavoratrici del Brico io di L’Aquila il 25 novembre 2013 avevano partecipato allo sciopero delle donne, rompendo anche il clima di silenzio e subordinazione, che ha accompagnato una riorganizzazione del lavoro fatta di più sfruttamento e che poi ha preparato i 4 licenziamenti di oggi, fra cui quello della lavoratrice, Luigia De Biasi, dello Slai cobas sc e del Movimento femminista proletario rivoluzionario, che quello sciopero aveva promosso. 
Licenziamento è anche violenza, vuol dire tornare a casa, vuol dire peggiori condizioni di lavoro per chi resta, vuol dire che domani potrebbe toccare ad altre lavoratrici!
Questo avviene in una città come L’Aquila, dove invece di ricostruire si continua a distruggere anche i pochi posti di lavoro e a far pagare la crisi non ai responsabili, ai padroni assassini che se la”ridono”, ma a chi di questa crisi non ha colpa.
Per questo noi CHIEDIAMO CHE LUIGIA E GLI ALTRI TORNINO SUBITO AL LAVORO.
Su questo appello, pubblicato anche sul sito http://scioperodelledonne.wordpress.com/, è stata avviata una raccolta di firme, ecco le prime:

Fiorella Onofri, insegnante (AQ)Lavoratrici e disoccupate dello Slai Cobas per il sindacato di classe (Taranto)
Maria Grazia Campari, avvocata del lavoro (Firenze)Lavoratrici SLAI Cobas per il sindacato di classe-Policlinico (PA)
movimento femminista proletario rivoluzionario
COLLETTIVO STELLA LA ROSSA di Bologna
Catia Tebaldi, pensionata (Bologna)
Daria, impiegata (Roma) del MFLA di Radio Onda Rossa
Lucila Garcia (Lucca)
Precarie e Precari Coop Sociali dello Slai Cobas per il sindacato di classe (PA)
Flavia Mapelli, impiegata (Bergamo)
Maria Buriani (Ferrara)
Adele Zulli, operaia (AQ)
Stefania Ianni, commerciante (AQ)
Francesca Cucchiella, commerciante (AQ)
Elisa Cucchiella, dipendente (AQ)
Massimo D’Ascenzo, insegnante (AQ)
Lorenzo Semeraro - operaio slai cobas sc dell'Ilva di Taranto


Per sottoscrivere l’appello scrivere a sommosprol@gmail.com, indicando nome e cognome, città ed eventuale occupazione. In caso di gruppi o collettivi indicare semplicemente la denominazione del gruppo e la città se non si tratta di una rete nazionale